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Introduzione; Tipi di merletto; Il pizzo nell'antichità; Il Seicento e il Settecento; L'Ottocento e il Novecento
Pizzi e merletti Tessuti ornamentali caratterizzati da una trama leggerissima e trasparente su cui sono tracciati con tecniche diverse disegni e motivi decorativi. Spesso utilizzati come guarnizione per il vestiario e la biancheria, il merletto, il pizzo o la trina così definiti si distinguono dai tessuti traforati, come il velo e il tulle, dal chiacchierino (sorta di pizzo realizzato con una spoletta entro cui si avvolge il filo) e dai capi prodotti a maglia, in cui il filato viene invece lavorato per mezzo di appositi ferri o aghi. Pur avendo alcune caratteristiche in comune con esse, il merletto si distingue anche da alcune forme di ricamo, quali il filet e il buratto, eseguite su un fondo a rete, e lo sfilato, in cui si prelevano i fili dall'ordito della tela per creare trafori secondo determinati disegni.
Esistono cinque tipi di merletto, così classificati a seconda della tecnica di lavorazione e degli strumenti utilizzati: il merletto ad ago, quello a fuselli, quello a fuselli e ad ago, quello a uncinetto, quello a nodi (come il macramé). Per confezionare una trina con ago e filo è necessario disporre di un foglio di pergamena (o anche di cartoncino, carta da lucido o velina), su cui riportare il disegno. I primi punti vengono realizzati facendo passare il filo attraverso la tela e la pergamena, seguendo i contorni del motivo. Gli altri punti vengono invece eseguiti sui punti precedenti, senza perforare il tessuto né la pergamena: al termine del lavoro quest'ultima viene rimossa tagliando i punti iniziali. La trina a fuselli (piccole spolette) prevede l'ausilio di un cuscino imbottito di forma cilindrica chiamato tombolo. Sulla superficie di quest'ultimo viene avvolto il cartoncino o la pergamena che reca il motivo da ricamare, fissandolo con una serie di spilli che seguono i contorni del disegno. I fili sono avvolti intorno ai fuselli, che vengono fatti passare l'uno attorno all'altro in modo che il cordoncino ottenuto si 'impigli' negli spilli e formi la decorazione desiderata. Il macramé, probabilmente di origine araba, è costituito da fili annodati in nodi strettissimi; più diffuse sono le guarnizioni a uncinetto, ottenute con tecnica in tutto simile a quella utilizzata per lavori di lana a punti grossi. I materiali più usati per la confezione dei merletti sono da sempre il lino e il cotone di colore bianco o écru; non sono rare tuttavia le inserzioni di fili colorati, o, nei tessuti più pregiati, di argento e oro. Dalla metà del XVIII secolo esistono macchine in grado di produrre automaticamente il pizzo, ma la trina più pregiata rimane ancora oggi quella realizzata a mano.
Tessuti simili al merletto erano già noti agli antichi abitanti dell'Egitto e del Perù; in Europa, interessanti decorazioni giunte sino a noi risalgono al Medioevo. L'origine del pizzo si data tuttavia al Rinascimento, quando in Italia nacque la trina ad ago e nelle Fiandre la trina a fuselli. Il centro italiano in cui l'arte del merletto conobbe la massima fioritura fu Venezia, dove venivano anche pubblicati libretti che raccoglievano vari disegni decorativi (i più noti furono il 'punto a fogliami' e la 'reticella', a motivi geometrici) e dove fu inventata la tecnica del punto in aria, così chiamata perché i punti non si appoggiano sulla tela, bensì su un filo teso in precedenza. La trina divenne un prodotto molto richiesto, di raffinatezza e delicatezza consoni al gusto rinascimentale; la sua fortuna fu inoltre legata alla diminuzione dei prezzi dei filati e alla diffusione di saponi di buona qualità con cui era più facile lavare i preziosi e delicati tessuti così guarniti.
Nel XVII e, in misura minore, nel XVIII secolo il merletto rimase in voga per colletti, ornamenti per calzature, sciarpe femminili (si pensi alle mantillas spagnole), grembiuli e cuffiette, nonché per decorazioni ecclesiastiche e domestiche. Venezia e la regione di Milano continuarono a essere i più importanti centri europei della produzione di trine. Alla simmetria dei disegni rinascimentali il gusto barocco sostituì motivi spesso molto elaborati. Nacquero i punti ad ago più amati nel Seicento, tra cui il gros point de Venise o punto a fiorami, il 'punto alla rosa' e il 'punto di Burano'. Nello stesso periodo in Italia fiorì la tecnica del tombolo, soprattutto in Liguria, a Portofino, e in Lombardia, a Cantù. Nel Settecento l'emigrazione di maestranze italiane favorì la produzione del pizzo anche all'estero, soprattutto in Francia, dove nacque il point de France, e nelle Fiandre, regione d'origine del 'punto Bruxelles' e di quello erroneamente detto 'd'Inghilterra': in questi paesi si affermarono presto complicate decorazioni di gusto rococò.
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