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Risultati di Windows Live® Search Derrida, Jacques (El-Biar, Algeria 1930 – Parigi 2004), filosofo francese, il cui lavoro ha dato origine al decostruzionismo, un metodo di analisi che è stato applicato alla filosofia, alla linguistica, alla letteratura, al diritto e a molti altri campi del sapere. Derrida studiò all'Ecole Normale Supérieure di Parigi, dove ebbe tra i suoi maestri Jean Hyppolite e M. de Gaudillac. In quella stessa università, tranne che per una breve parentesi alla Sorbona, ricoprì la cattedra di filosofia fino al 1984. Dall'inizio degli anni Settanta si divise fra Parigi e gli Stati Uniti, dove insegnò alla Johns Hopkins University, a Yale e all’Università della California. Nel 1983 fu nominato direttore dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Tra le sue opere principali ricordiamo: La voce e il fenomeno (1967), Della grammatologia (1967), La scrittura e la differenza (1967), Margini della filosofia (1972), La disseminazione (1972), La cartolina postale (1980), Dello spirito (1987), Spettri di Marx (1994), Donare il tempo: la moneta falsa (1996) e Dell’ospitalità (1997). Il pensiero di Derrida ha come oggetto il linguaggio e si articola intorno ai concetti di decostruzione, “différance” (“differanza”) e disseminazione. L’opera di decostruzione attuata dal filosofo francese si situa nel solco della tradizione heideggeriana di “Destruktion” (distruzione) della metafisica occidentale. Per Derrida, come per Martin Heidegger, è necessario ripensare la presenza, il soggetto presente a se stesso. Poiché tale presenza si manifesta soprattutto nel linguaggio, Derrida mosse dall’analisi del significato per giungere a mettere in luce il logocentrismo della filosofia occidentale, il primato della parola e della voce rispetto alla scrittura e quello del significato rispetto al significante. Contro questa tradizione il filosofo francese sostenne invece la superiorità della forma scritta rispetto al discorso orale: la scrittura, infatti, sottrae il testo alle circostanze della sua origine e lo rende disponibile al di là del suo tempo, garantendone la decifrabilità e la leggibilità illimitata. Per Derrida il modo tradizionale – o metafisico – di accostarsi a un testo comporta una serie di falsi presupposti sulla sua natura. Un lettore tradizionale ritiene che il linguaggio sia in grado di esprimere le idee senza modificarle, che nella gerarchia del linguaggio la scrittura sia secondaria rispetto al discorso e che l’autore di un testo sia la fonte del suo significato. Facendo della decostruzione uno stile di lettura e servendosi degli strumenti concettuali messi a disposizione dalla psicoanalisi, dalla linguistica, dall’antropologia e dalla ricerca artistica, Derrida sovvertì queste assunzioni e mise in discussione la convinzione che un testo possieda in sé un significato unico e immutabile. È vero invece, per il filosofo, che le possibili interpretazioni di un testo sono molteplici e vanno ben oltre le intenzioni dichiarate verbalmente dall’autore. In tal modo, la decostruzione disvela senza dichiararli i molteplici livelli di significato che operano nel linguaggio, facendo leva sull'inevitabile tensione fra gli ideali di chiarezza cristallina che ispirano la ricerca filosofica e l'ineludibile imperfezione che accompagna la sua produzione. Derrida mette in gioco una forza produttrice di senso e differenza per la quale coniò il termine “différance” (“differanza”). Tale neologismo ingloba i due significati del verbo differire: in un primo senso implica che il segno è differente da ciò di cui prende il posto e che, perciò, tra il testo e l’essere a cui esso rinvia esiste sempre uno scarto che non può mai essere definitivamente colmato e dal quale si diparte la molteplicità delle interpretazioni; in un secondo senso la “différance” indica il rinviare, il porre una distanza tra il soggetto e la parola assente nel testo. Negli ultimi anni la riflessione di Derrida diede uno spazio sempre maggiore a temi di carattere etico e politico, soprattutto a partire dalla nozione di “responsabilità di pensiero”. Sono noti i suoi interventi su temi quali l’apartheid, l’eutanasia, la globalizzazione, la guerra e il terrorismo.
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