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Aeronautica militare

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Aereo da combattimento TornadoAereo da combattimento Tornado
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L’aviazione militare come arma primaria

Il motore a reazione era stato sviluppato quasi simultaneamente dall’ingegnere tedesco Hans von Ohain e dal britannico Frank Whittle. Il 27 agosto 1939 il tedesco Heinkel He 178 era stato il primo aereo a volare con propulsione esclusivamente a reazione. Nell’agosto 1940 l’Italia presentò una soluzione che non portò a sviluppi pratici con il motoreattore Caproni-Campini. Il caccia tedesco Messerschmitt Me 262 Schwalbe, il primo aviogetto operativo, entrò in servizio nell’autunno del 1944. In Gran Bretagna, il bireattore Gloster Meteor iniziò a operare negli ultimi mesi della guerra, contribuendo alla lotta contro le V-1 tedesche, i primi missili da crociera della storia.

Al termine della seconda guerra mondiale, si manifestarono i primi segnali di quella che sarebbe presto diventata la “Guerra Fredda” tra Stati Uniti e Unione Sovietica . La strategia postbellica statunitense richiedeva una flotta di bombardieri capaci di sganciare armi nucleari in qualunque regione del mondo. I bombardieri B-29 e B-50 furono sostituiti dal B-36 Peacemaker a dieci motori (sei a pistoni e quattro a reazione). Il Boeing B-47 Stratojet fu il primo bombardiere strategico statunitense di successo. Il Boeing B-52 Stratofortress divenne uno dei più notevoli aeroplani militari di tutti i tempi. Dopo il primo test atomico britannico nel 1952, anche la RAF si dotò di bombardieri intercontinentali, i cosiddetti V-bomber: il Victor, il Valiant e il Vulcan, dalla caratteristica ala a delta.

La rivoluzione del motore a reazione produsse alcuni notevoli aerei da caccia e da attacco. La guerra di Corea, in particolare, vide fronteggiarsi i North American F-86 Sabre, statunitensi, e gli efficaci MiG-15 di fabbricazione sovietica.

Dopo il 1953 apparve una nuova generazione di caccia supersonici, di cui sono alcuni esempi l’F-100 Super Sabre, sempre della North American, il Convair F-102 Delta Dagger e il sovietico MiG-19. Pochi aerei militari degli anni Sessanta ebbero il successo commerciale del Dassault-Mirage III, di fabbricazione francese, che è stato in servizio nelle aeronautiche di quindici paesi.

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Ulteriore sviluppo della ricerca

Gli anni Sessanta hanno visto l’adozione di altre avanzate tecnologie. L’Hawker Harrier è stato il primo aereo militare pienamente operativo a decollo e atterraggio verticale (VTOL, dall’inglese Vertical Take-Off and Landing). Il suo potente motore Rolls-Royce Pegasus produce getti d’aria attraverso quattro ugelli orientabili, puntati verso il basso per il decollo e ruotati all’indietro per il volo di crociera. Di fatto l’Harrier decolla di rado in questo modo, poiché con una breve corsa può imbarcare una quantità di armi molto maggiore; tuttavia la sua peculiarità gli permette di decollare anche da brevi tratti di strada lontani da aeroporti o da piste danneggiate. Nonostante i successi dell’Harrier, in Occidente non sono stati sviluppati altri aviogetti di questo tipo, mentre un analogo tentativo russo si è rivelato poco soddisfacente.

Un’altra novità è consistita nell’introduzione dell’ala a geometria variabile. Mentre l’ala a delta è ideale per il volo supersonico ad altissima velocità (ma è molto meno adatta per il volo a bassa quota a velocità inferiori) e le ali distese sono migliori per le manovre di decollo e di atterraggio, l’ala a geometria variabile costituisce un tentativo di cogliere il meglio delle due soluzioni: al decollo si stende diritta dalla fusoliera del velivolo ma, quando il pilota imprime all’aereo un’alta velocità, l’ala assume una configurazione a delta. Il primo aviogetto con ala a geometria variabile è stato il Convair F-111, progettato per l’aviazione statunitense. Il Tornado, frutto di una cooperazione tra Gran Bretagna, Germania e Italia, è un velivolo multiruolo ed è il solo aviogetto con ala a geometria variabile in servizio in Europa, mentre la Marina statunitense impiega i caccia Grumman F-14 Tomcat dalle sue portaerei.

Anche l’Unione Sovietica ha costruito aerei sofisticati. Il MiG-23 Flogger, con ala a geometria variabile, e il MiG-25 Foxbat, in grado di raggiungere velocità tre volte superiori a quella del suono, impressionarono gli osservatori occidentali alla loro prima apparizione oltre trent’anni fa. Gli aerei sovietici sono in genere stati costruiti per operare da basi di fortuna; robusti e pesanti, possono essere mantenuti operativi senza le installazioni ad alto contenuto tecnologico necessarie per mantenere un aviogetto occidentale in grado di volare. L’Unione Sovietica possedeva anche un bombardiere pesante supersonico con ala a geometria variabile, il Tupolev Tu-160 Blackjack.

Gli enormi costi di sviluppo di nuovi aerei militari hanno costretto alla cooperazione i paesi europei. La collaborazione di Gran Bretagna, Germania e Italia alla realizzazione del Tornado è stata allargata alla Spagna per la produzione del nuovo caccia europeo, lo European Fighter Aircraft (EFA), che include le più sofisticate innovazioni dell’elettronica, tra cui un sistema di computer controllato dalla voce. La Francia non si è associata al progetto EFA, ma la Dassault, casa costruttrice del Mirage, ha progettato il Rafale, evoluto ed estremamente costoso, che opera anche a bordo delle portaerei. La svedese SAAB, costruttrice di aerei dalla linea particolare, come il Draken degli anni Cinquanta, dalle ali a doppio delta, e il Viggen degli anni Settanta, un velivolo con formula canard, ha costruito un caccia leggero chiamato Gripen, più economico rispetto all’Eurofighter o al Rafale.

Le lezioni apprese in Vietnam hanno originato due nuovi aviogetti dell’aeronautica statunitense, il General Dynamics F-16 (che privilegia la manovrabilità) e il McDonnell Douglas F-15. L’F-15 Eagle è un caccia bimotore molto più grande, progettato inizialmente in versione monoposto per combattere il MiG-25 Foxbat; l’ultimo modello, l’F-15E, è un aereo per l’attacco al suolo, con equipaggio di due uomini.

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La guerra come “guerra aerea”

La guerra del Golfo del 1990-91 ha dimostrato in quale misura l’aeronautica militare domini la guerra moderna. Durante le settimane che seguirono l’invasione irachena del Kuwait del 2 agosto 1990, gli aerei Lockheed C-130 Hercules, C-141 Starlifter e C-5A Galaxy trasportarono in Medio Oriente truppe, unità di supporto, equipaggiamenti e rifornimenti. I bombardieri “invisibili” Lockheed F-117 Nighthawk diedero il via all’operazione Desert Storm (”Tempesta nel deserto”) nel primo mattino del 17 gennaio 1991, con attacchi devastanti ai centri di comunicazione e ai posti di comando iracheni.

Durante tutta la campagna aerea, le forze della Coalizione mantennero sul territorio nemico una copertura di mezzi aerei di ricognizione, capaci di mettere in atto contromisure elettroniche. Ciò permise di sconvolgere il sistema di comunicazioni iracheno, di individuare i bersagli e di dirigere gli attacchi aerei. Missili da crociera lanciati da unità navali e da velivoli colpirono bersagli preselezionati. I caccia F-15C Eagle e gli F-14 Tomcat mantenevano il controllo dello spazio aereo, mentre gli F-16 Falcon, gli F/A-18 Hornet e i Jaguar francesi e britannici attaccavano le installazioni contraeree. I bombardieri B-52 martellarono le posizioni occupate dalle truppe irachene; gli F-15E Strike Eagle, gli F-111F Aardvark, gli A-6 Intruder e i Tornado avevano come bersaglio le basi aeree, le rampe missilistiche e altri obiettivi cruciali. L’operazione si concluse con un’avanzata coordinata aerea e terrestre contro l’esercito iracheno. Il supporto aereo ravvicinato fornito dagli aerei anticarro A-10 e dagli elicotteri da attacco spianò la strada alla fanteria e alle unità corazzate, che respinsero il nemico dal territorio del Kuwait in soli quattro giorni.

L’applicazione della potenza aerea nella guerra del Golfo non fu impeccabile: le armi guidate non centrarono sempre i bersagli voluti, le rampe missilistiche mobili si rivelarono difficili da localizzare e l’errore umano condusse a una tragica perdita di vite a causa del fuoco amico. Tuttavia, risultò ancora una volta evidente la fondamentale importanza dell’aviazione nella conduzione della guerra moderna.

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L’aeronautica militare italiana

In Italia, l’aeronautica militare come forza autonoma venne fondata nel 1923, con la costituzione della Regia Aeronautica. La storia dell’aviazione militare era tuttavia iniziata qualche decennio prima – precisamente nel 1884, quando venne creato un Servizio aeronautico, diventato l’anno successivo Sezione aerostatica del 30° Reggimento del Genio – e aveva avuto degli importanti sviluppi agli inizi del XX secolo, con la costituzione di una Scuola militare di aviazione nel 1910 e soprattutto con la partecipazione alla guerra italo-turca. Nello stesso periodo in Italia sorsero le prime case costruttrici di velivoli, che posero le basi per il successivo sviluppo dell’industria aeronautica.

All’inizio della prima guerra mondiale l’aviazione venne utilizzata soprattutto per voli di ricognizione e di sostegno alle forze di superficie, a causa della difficoltà di fornire gli aerei di un adeguato armamento, e più di rado in operazioni offensive. Verso la fine della guerra, con la comparsa di velivoli da bombardamento, l’impegno dell’aviazione divenne più rilevante e rivestì una grande importanza nelle ultime offensive, durante le quali incalzarono efficacemente l’esercito austriaco in rotta.

Meglio equipaggiate e addestrate, le truppe aeree italiane furono invece determinanti nel 1935 per vincere la resistenza etiopica (vedi Guerra d’Etiopia), ed ebbero un significativo ruolo nella guerra civile spagnola, nella quale la Regia Aeronautica intervenne a sostegno delle truppe guidate da Francisco Franco.

Nella seconda guerra mondiale, l’impreparazione generale delle forze armate italiane non risparmiò l’aviazione, fornita agli inizi di soli tremila velivoli in buona parte inefficienti. Impegnata su un fronte che andava dall’Africa, alla Russia, ai Balcani, l’aviazione italiana operò costantemente in disagiate condizioni materiali e fu spesso costretta a soccombere alla superiorità numerica e tecnologica delle forze avversarie; riorganizzata con i pochi aerei superstiti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, continuò a combattere accanto agli Alleati, soprattutto nei Balcani, dove venne impegnata in azioni contro le truppe tedesche e in voli di rifornimento delle truppe partigiane.

Diventata Aeronautica Militare in seguito all’avvento della repubblica nel 1946, l’aviazione italiana è andata progressivamente ricostituendosi e sviluppandosi, grazie soprattutto all’iniziale sostegno fornito dagli Stati Uniti in seguito all’adesione dell’Italia alla NATO. Oggi è un’importante componente delle forze armate italiane; intervenuta agli inizi del 1991 nella guerra del Golfo con pochi bombardieri Tornado, ha fatto parte integrante del contingente NATO nella primavera del 1999 in Serbia e in Kosovo contro le truppe di Belgrado.

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