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Risultati di Windows Live® Search A priori In filosofia, la locuzione “a priori” (in latino “ciò che viene prima”) è relativa alla conoscenza che si acquisisce prescindendo dall’esperienza, cioè mediante il solo ragionamento deduttivo. In questo senso, ad esempio, è detto “a priori” il procedimento adottato da Anselmo d’Aosta (XI secolo) per dimostrare l’esistenza di Dio. Nella filosofia medievale prevalse un impiego del termine a priori per cui esso designava una dimostrazione che procede dalla causa all’effetto, in opposizione alla dimostrazione “a posteriori”. A partire dal Seicento s’impose, grazie soprattutto a John Locke, un’accezione più ampia del termine, che andò a designare in generale ogni conoscenza che sia indipendente dall’esperienza, portandosi così al centro delle discussioni dell’epistemologia moderna. In questo senso il concetto di a priori caratterizza soprattutto la posizione del razionalismo: il filosofo francese Cartesio, ad esempio, muovendo dal presupposto che la ragione fosse una facoltà indipendente dall’esperienza, si schierò a favore di una conoscenza innata, o a priori, dell’Io nella sua celebre proposizione “Cogito, ergo sum” (“Penso, dunque sono”), che divenne il punto di partenza della sua filosofia; dal canto suo il tedesco G.W. Leibniz distinse le verità di fatto, conoscibili solo a posteriori, dalle verità di ragione, che sono invece a priori. Sull’altro versante, quello dell’empirismo, lo scozzese David Hume negò la possibilità di ottenere conoscenze a priori intorno alle realtà di fatto, come ad esempio la relazione tra una certa causa e un determinato effetto, assegnando un carattere a priori solo ai collegamenti che si stabiliscono fra le idee della matematica, per quanto queste idee si siano pure esse formate nella nostra mente attraverso esperienze sensibili. La sintesi fra razionalismo ed empirismo è operata dal filosofo tedesco Immanuel Kant, il quale intendeva per a priori ciò che è indipendente dall’esperienza: tali sono, ad esempio, i giudizi puramente analitici (del tipo: “tutti i corpi sono estesi”), ma a priori sono anche alcuni giudizi sintetici (del tipo: “ogni cambiamento ha una causa”) che, sebbene non derivino dall’esperienza, tuttavia la rendono possibile. Resta però impossibile per Kant una conoscenza a priori relativa alle realtà metafisiche ultime, come Dio, in quanto oltrepassano ogni possibile esperienza. Nella filosofia contemporanea, soprattutto da parte della corrente del neopositivismo, si è messa in discussione l’esistenza dei giudizi sintetici a priori, mentre si è assegnato il carattere di a priori solo a quei principi, puramente tautologici e formali, che riguardano le conoscenze logiche e matematiche. Va infine detto che in etica ci si è appellati spesso, nel corso della storia della filosofia, all’esistenza di verità a priori, nel senso che gli ideali su cui si basa la morale sarebbero raggiungibili solo mediante l’uso della ragione.
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