![]() |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Struttura articolo
Introduzione; Albert Namatjira e l’integrazione; Papunya; Altri centri di produzione; La produzione dei centri urbani
Arte aborigena australiana Opere e manufatti artistici che gli aborigeni australiani hanno prodotto dall’antichità fino ai giorni nostri. L’arte aborigena ha una storia lunga 50.000 anni, come dimostrano gli antichi dipinti su corteccia rinvenuti nelle regioni più remote dell’entroterra australiano (vedi Terra di Arnhem; Altopiano di Kimberley; Queensland settentrionale), eseguiti molto prima che vedessero la luce le celebri pitture rupestri di Lascaux (Francia) e di Altamira (Spagna). La funzione e il valore originari dell’arte aborigena sono di natura sacrale, come la visione che avevano della vita stessa i primi abitanti di questo continente, che permeava anche gli aspetti sociali, politici e persino pratici dell’esistenza; sebbene abbia perduto il marcato carattere sacro delle prime pitture rupestri e sia stata adattata alle esigenze di un pubblico internazionale, anche la produzione aborigena contemporanea affonda tuttora le sue radici nell’antica percezione mistica del mondo. Il concetto di “sogno” è presente in tutta la cultura aborigena e non si riferisce solo ai miti della creazione, ma anche al paesaggio e allo stretto legame che con esso hanno gli aborigeni. Inoltre, secondo credenze totemiche, gli spiriti degli antenati continuano a vivere negli individui di oggi, definendone le identità sociali e le responsabilità spirituali. I “sogni” rappresentano quindi un legame con il passato e, al tempo stesso, la fonte di ogni sapere primordiale. Non stupisce, dunque, constatare come essi forniscano il contesto e il soggetto di gran parte delle espressioni artistiche aborigene. I dipinti che appaiono in molti oggetti simbolici, così come nelle armi, rappresentano questi miti assumendo un significato sacro; le incisioni su pietra e le pitture su corteccia o sul suolo testimoniano come l’atto del dipingere o dell’incidere sia, già di per sé, un atto rituale. La pittura su corteccia d’albero rappresenta la forma d’arte più caratteristica praticata dagli aborigeni. Usata nell’antichità per costruire abitazioni e ripari e spesso decorata con simboli e motivi, la corteccia è ricavata dagli alberi di eucalipto ed è un materiale duttile, liscio e al tempo stesso resistente. Lo stile dei disegni varia nelle diverse zone del territorio: essi presentano una tendenza figurativa in alcune regioni, come nei pressi della città di Oenpelli a ovest della Terra di Arnhem, mentre a est, come nei dintorni di Yirrkala, sono caratterizzati da motivi più astratti e geometrici; i dipinti su corteccia realizzati sull’isola di Groote Eylandt si distinguono invece per lo sfondo nero su cui si stagliano le immagini.
L’arrivo dei primi colonizzatori bianchi, circa due secoli fa, aprì una nuova era per l’arte aborigena, in quanto implicò il contatto con una cultura del tutto diversa (vedi Arte australiana). I coloni cercarono subito di imporre agli indigeni la tradizione europea, esercitando così un notevole influsso in ambito artistico: sul finire dell’Ottocento, Williams Barak e Tommy McCrae cominciarono a utilizzare i materiali introdotti dai coloni (carta, penne e matite), divenendo esponenti di una tradizione figurativa d’inconfondibile impronta occidentale e creando interessanti immagini della vita aborigena destinate al pubblico inglese. All’inizio del Novecento la costruzione delle linee ferroviarie rese accessibili anche le zone desertiche centrali, dove vennero fondati numerosi insediamenti missionari. Negli anni Trenta il centro luterano di Hermannsburg, non distante dalla cittadina di Alice Springs, vide emergere la figura di un artista di origine europea, Rex Batterbee, che fece conoscere alla popolazione locale la pittura ad acquerello. Il più abile tra i suoi allievi fu Albert Namatjira, il quale esordì nel 1938 con una prima mostra che gli procurò una certa fama. La padronanza dei metodi occidentali da parte di Namatjira fu sfruttata per dimostrare la potenziale efficacia della politica di integrazione. Malgrado il notevole successo di pubblico riscosso, le sue opere furono giudicate un semplice derivato artistico della tradizione occidentale e non fu riconosciuto loro altro pregio se non l’abilità tecnica. Recentemente la produzione di Namatjira è stata valutata sulla base dei criteri dell’arte aborigena moderna ed è stato accertato che la scelta dei soggetti non era improntata ai canoni europei di bellezza, bensì al rapporto personale instaurato dal pittore con il paesaggio che amava dipingere.
Negli anni Settanta si affermò come primo centro di produzione dell’arte indigena l’insediamento di Papunya, anch’esso non lontano da Alice Springs, fondato verso la fine degli anni Trenta per offrire accoglienza agli aborigeni del deserto. Nel 1971 giunse alla scuola di Papunya Geoffrey Bardon, un giovane insegnante d’origine europea che teneva lezioni d’arte ai bambini. Ben presto egli strinse amicizia con numerosi aborigeni adulti, cui insegnò a usare i colori acrilici e con i quali avviò la decorazione delle pareti esterne della scuola con un grande murale, che conservava lo stile e l’iconografia delle pitture rupestri tradizionali. Incoraggiati dal risultato, gli indigeni iniziarono a dipingere su tavole, linoleum e su vari tipi di superfici. Dopo un anno l’attività aveva generato una serie di opere interessanti che raffiguravano l’età del sogno e riproducevano disegni cerimoniali nel singolare stile “a punti e cerchi”. La produzione artistica di questa comunità ottenne in breve tempo importanti riconoscimenti. Poiché i dipinti acquisirono un valore sempre crescente, venne fondata una cooperativa che si fece carico della commercializzazione delle opere e che oggi, oltre a possedere una galleria ad Alice Springs, tratta con organizzazioni di livello internazionale. Città come Londra, Parigi, Francoforte e Los Angeles hanno ospitato mostre di rilievo organizzate dai pittori di Papunya. Il successo di Papunya fornì un modello per altre comunità aborigene, tra le quali i centri di Mount Allen e Napperby.
La comunità di Yuendumu, situata a circa 120 km a nord di Papunya, conobbe uno sviluppo artistico solo negli anni Ottanta. La maggior parte del lavoro veniva svolta dalle donne che, con grande interesse da parte di antropologi, linguisti e insegnanti europei, eseguivano dipinti su tele di piccole dimensioni. Anche gli uomini si avvicinarono ben presto alla pittura, decorando dapprima la scuola e passando poi a dipingere su tele e tavole. Nel 1985 anche gli artisti di Yuendumu fondarono una società per la vendita delle opere. Verso l’inizio degli anni Ottanta, in una zona ancora più remota, lungo il margine del deserto occidentale, le comunità aborigene delle Balgo Hills diedero il via a un altro movimento pittorico, che fonde i temi cristiani con la tradizione aborigena e la rappresentazione delle antiche età del sogno. L’arte fiorita a Balgo è caratterizzata dall’uso di minuscoli punti e dal ricorso a tonalità fluorescenti porpora, rosa, arancione e blu. La comunità di Lajamanu, all’altra estremità del deserto occidentale, è uno degli insediamenti più isolati dell’Australia. Il principale ostacolo allo sviluppo di uno stile pittorico locale non fu tuttavia la posizione geografica sfavorevole, bensì l’opposizione degli anziani. Quando l’opposizione venne meno, Lajamanu si trasformò in un importante centro artistico da cui provennero opere di notevole interesse. I dipinti più interessanti, che riproducono elaborati arabeschi, furono eseguiti utilizzando una gamma cromatica limitata al bianco, al nero e al verde bottiglia. I dipinti color ocra della comunità warmun di Turkey Creek, nel Kimberley orientale, sono divenuti celebri dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia di artisti quali Queenie McKenzie, Freddie Timms e Rover Thomas. Ngukurr è una piccola comunità aborigena sul confine settentrionale della Terra di Arnhem, che si distingue dagli altri centri artistici della regione perché non segue la tradizione della pittura su corteccia, ma preferisce usare i colori acrilici e la tela. Willie Gudjipi, che fa parte di questa comunità, si concentra sulla rappresentazione delle cerimonie di iniziazione e dei riti funebri. Le immagini mostrano armi, utensili, antenati dalle sembianze umane o animali e vari tipi di flora. Le forme sinuose dei serpenti e l’uso di piccoli punti per definire i contorni delle figure compaiono nelle opere pittoriche di altre comunità del sud.
|
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |