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Introduzione; La politica degli aiuti; Evoluzione dei programmi d'intervento; Flussi degli aiuti; Verso un aiuto allo sviluppo sostenibile
Aiuti economici internazionali Risorse trasferite a condizioni più favorevoli di quelle di mercato dai paesi industrializzati ai paesi in via di sviluppo allo scopo di stimolarne il progresso economico e sociale.
Fin dalla sua fondazione nel 1961, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) coordina le politiche d'aiuto per i paesi del Terzo Mondo. Gli aiuti, destinati soprattutto a consulenze, servizi tecnici e forniture di materiali e beni, possono essere di vario tipo e vanno dalla diretta partecipazione a specifici progetti (che vedono il coinvolgimento sia di singole autorità governative sia di organizzazioni multilaterali), ai finanziamenti a tassi di particolare favore o talvolta a fondo perduto, la cui concessione è condizionata all'acquisto di determinati beni o servizi (spesso presso la nazione offerente, la quale in tal modo agevola le proprie esportazioni). Non rientrano negli “aiuti economici internazionali”, secondo la definizione che ne dà l’OCSE, altri tipi di sovvenzioni, per esempio quelle destinate all’acquisto di armi.
L'esempio forse più noto di aiuto economico internazionale finalizzato al raggiungimento di vasti obiettivi fu il Piano di ricostruzione europea, comunemente chiamato piano Marshall, lanciato alla fine della seconda guerra mondiale dagli Stati Uniti per aiutare l'Europa occidentale a riprendersi dalle devastazioni della guerra. Il piano Marshall sostenne la ricostruzione di importanti paesi alleati e incentivò lo sviluppo economico globale, migliorò il commercio internazionale, favorì gli obiettivi diplomatici e militari degli Stati Uniti e soddisfece bisogni umani reali, dimostrandosi benefico anche per l'economia nazionale degli Stati Uniti. Nel corso degli ultimi decenni gli aiuti internazionali hanno assunto sempre più il carattere di sostegno tecnico e finanziario, sia con organi propri sia attraverso canali internazionali come le banche commerciali, il Fondo monetario internazionale (vedi FMI) e la Banca mondiale. Tali istituzioni, nate a seguito della conferenza di Bretton Woods negli Stati Uniti, furono poi affiancate da altre agenzie per lo sviluppo create appositamente in Africa, in Asia e nei Caraibi. In seguito all'aumento del costo del petrolio e alla flessione delle esportazioni di materie prime, nel corso degli anni Settanta e Ottanta molti paesi in via di sviluppo dovettero aumentare le spese energetiche, contraendo ingenti debiti con le banche commerciali. La successiva recessione economica nei paesi occidentali comportò anche una diminuzione delle entrate per esportazioni dei paesi in via di sviluppo e un aumento degli interessi sui loro debiti. Negli anni Ottanta divenne dunque sempre più difficile per questi paesi ottenere altri crediti dalle banche commerciali e la Banca mondiale sottomise i nuovi prestiti alla stesura di 'programmi di aggiustamento strutturale', ossia all'attuazione di riforme economiche per la riduzione delle importazioni, alla promozione del libero mercato e all'allentamento dei controlli statali. Nel 1990, quasi un terzo dell'intero budget della Banca mondiale (22 miliardi di dollari USA) era destinato a questo tipo di programmi. Nel 1979, la commissione Brandt, ente indipendente guidato dall'ex cancelliere della Repubblica federale tedesca Willy Brandt, propose un piano complessivo per risolvere i problemi del debito mondiale e del lento sviluppo basato su programmi energetici e alimentari globali, sull'incremento della partecipazione dei paesi in via di sviluppo nella Banca mondiale e in altre organizzazioni internazionali, sull'aumento dei prestiti a fondo perduto o a basso interesse e sull'estinzione dei debiti. Benché disatteso dai paesi industrializzati, il piano contribuì a rafforzare la risposta internazionale a una serie di emergenze, come le carestie in Etiopia e Mozambico; furono stanziati aiuti governativi d'emergenza e contributi volontari, quali ad esempio il fondo di 174 milioni di sterline inglesi raccolto dal Band Aid Trust, nato nel 1984 su iniziativa del cantante irlandese Bob Geldof, per aiutare il popolo etiopico colpito da una gravissima carestia. Purtroppo gli aiuti d'emergenza costituiscono dei palliativi che non risolvono le cause dei problemi strutturali. Dagli anni Novanta, in seguito al crollo del blocco sovietico, una crescente mole di aiuti è stata diretta a sostegno delle economie in trasformazione dei paesi che ne facevano parte, grazie anche alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) appositamente creata nel 1990, diminuendo il sostegno fornito al Sud del mondo.
In seno al Comitato di assistenza allo sviluppo (DAC, Development Assistance Committee), forum semestrale che coordina le maggiori agenzie governative di aiuti bilaterali dei paesi dell'OCSE, vengono raccolti e analizzati i dati sui flussi di aiuti e sul debito dei paesi in via di sviluppo e delle cosiddette 'economie in transizione', i paesi cioè la cui realtà economica è già abbastanza sviluppata, tra i quali compaiono il Brunei, la Corea del Sud, il Kuwait, Singapore e i paesi più dinamici dell'ex blocco sovietico. Circa il 75% del volume globale di aiuti registrati dal DAC è composto da contributi bilaterali, perlopiù a fondo perduto. In rapporto al prodotto interno lordo (PIL), gli aiuti complessivi erogati dai paesi membri del DAC non hanno mai superato la metà della quota ottimale dello 0,7% raccomandata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), e sono scesi intorno allo 0,30% dal 1993. Nei paesi maggiormente impegnati nei programmi di aiuti internazionali (Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia), la quota del PIL destinata agli aiuti nel 1999 variava tra lo 0,7 e l’1%, ma la gran parte dei paesi non arrivava allo 0,40% (l’Italia e gli Stati Uniti occupavano il penultimo e l’ultimo posto, erogando rispettivamente solo lo 0,15 e lo 0,10% del PIL). In cifre assolute, il maggior donatore era il Giappone (seguito da Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito). All’inizio degli anni Ottanta, i membri dell'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) erano i maggiori donatori esterni al DAC, ma i loro contributi hanno risentito della flessione del prezzo del petrolio. Solo una modesta porzione di aiuti internazionali viene spesa per la ricerca sui problemi fondamentali dello sviluppo, come nel caso dell'Istituto di ricerca internazionale sul riso (International Rice Research Institute, con sede nelle Filippine), che riceve i finanziamenti dei donatori tramite il Gruppo consultivo sulla ricerca agricola internazionale (CGIAR, Consultative Group on International Agricultural Research, nato nel 1971).
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