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Introduzione; Gli animali nel diritto; Gli animali nella ricerca scientifica; Gli animali nello sport e nello spettacolo; Una diversa sensibilità nei confronti degli animali
Diritti degli animali La questione dei diritti degli animali sta guadagnando sempre maggior attenzione presso l'opinione pubblica, soprattutto nei paesi occidentali, dove la nascita di molte organizzazioni animaliste ha contribuito al diffondersi di una maggiore sensibilità nei confronti degli animali. La comunità internazionale, dagli anni Settanta in poi, ha promulgato diverse convenzioni in materia, alle quali l'Italia ha aderito (o che si è almeno impegnata a recepire nel proprio ordinamento), come la convenzione di Ramsar (1971) per la conservazione degli habitat degli uccelli acquatici, la convenzione di Berna (ratificata nel 1981) sulla conservazione dell'ambiente naturale in Europa e la convenzione di Washington (1983) contro il commercio di specie di flora e fauna in via di estinzione.
Nel diritto italiano, come in quello della maggior parte degli altri paesi, non esiste una sezione speciale che prenda in considerazione gli animali in quanto soggetti giuridici: gli animali sono infatti considerati beni mobili. Esiste invece una disciplina che prevede la responsabilità dei proprietari e di coloro che hanno in custodia gli animali per i danni da questi commessi; così come esiste una disciplina penale che punisce chi maltratta gli animali, prevedendo una contravvenzione per coloro i quali sottopongano gli animali a trattamenti crudeli, a torture e o a fatiche eccessive. Le organizzazioni animaliste stanno tuttavia presentando una proposta di modificazione della Costituzione italiana, perché gli animali siano riconosciuti come soggetti di diritto. In Italia la regolamentazione della caccia e della pesca è demandata dalla Costituzione alle regioni; una legge del 1997 ha imposto inoltre l'obbligo di denunciare il possesso di animali pericolosi.
Nel campo della ricerca biomedica e veterinaria le sperimentazioni su animali sono molto diffuse e servono ad aumentare le conoscenze necessarie per meglio salvaguardare la salute dell'uomo e degli animali. La sperimentazione animale è infatti necessaria per sviluppare ad esempio nuovi trattamenti medici (come accade abitualmente per gli antibiotici e per le vaccinazioni) e continua a rappresentare un metodo fondamentale per studiare gravi malattie, come il cancro, l'AIDS o le malattie cardiache. Il valore scientifico di queste sperimentazioni è tuttavia oggetto di vivace dibattito; alcuni studiosi ritengono infatti che i test compiuti sugli animali per misurare la tossicità di un prodotto rispetto all'organismo umano offrano risultati validi per sistemi biologici diversi da quello umano, come quello di un ratto o di un coniglio; in taluni casi è emerso ad esempio che veleni altamente tossici per l'uomo sono del tutto innocui, se assunti dai ratti o da altri animali da laboratorio. Anche per questa ragione, da qualche anno nei paesi occidentali va aumentando, sotto la spinta delle ferme proteste delle associazioni animaliste, la pressione per l'adozione di normative che almeno in parte tutelino i diritti degli animali, limitando i casi del loro utilizzo da parte dell'industria scientifica e delle cliniche universitarie, e vietando quegli esperimenti in cui gli animali vengono sottoposti a trattamenti crudeli o che sono causa di ingiustificata sofferenza (come avviene nei casi di vivisezione).
In molti paesi sono state adottate leggi volte a limitare drasticamente i combattimenti fra animali o contro gli animali. Tuttavia in molte nazioni gli animali sono spesso impiegati in attività sportive e di intrattenimento, durante le quali vengono feriti e uccisi. La corrida ad esempio è proibita in molti paesi, ma in Spagna è invece considerata uno spettacolo di antica tradizione. In Oriente e in Sud America il combattimento fra galli è radicato nei costumi locali, e in Occidente vi è una fiorente attività clandestina legata ai combattimenti fra cani, illegale, ma ad esempio consentita e diffusa in Gran Bretagna sino al XIX secolo. Anche in Italia sono state recentemente espresse riserve contro gli zoo e i circhi, sottolineando come tali contesti favoriscano l'insorgere negli animali stessi di comportamenti assolutamente anomali.
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