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Introduzione; Le premesse del conflitto; Lo scoppio dell’insurrezione; La controffensiva ottomana; I trattati di pace
Guerra d’indipendenza greca Conflitto armato che tra il 1821 e il 1829 oppose il popolo greco all’impero ottomano e che sfociò nell’indipendenza della Grecia, proclamata nel 1830.
I primordi della lotta per l’indipendenza greca risalgono all’insurrezione antiturca dei contadini senza terra del Peloponneso (1770), la cui ribellione, inizialmente incoraggiata da agenti russi, si risolse in un bagno di sangue dopo che la Russia nel 1774 abbandonò i ribelli, lasciando che la Turchia scatenasse contro di loro terribili massacri ad opera degli albanesi. Condizioni più favorevoli alla causa greca maturarono nei decenni seguenti sia per effetto della Rivoluzione francese e della guerra d’indipendenza americana sia, soprattutto, in conseguenza del declino dell’impero ottomano, il cui indebolimento nei Balcani consentì agli inizi dell’Ottocento all’albanese Alì Pascià, governatore ottomano di Giannina (Ioánnina), di istituire uno stato semi-indipendente che si estendeva dal Peloponneso all’Albania meridionale. Fu l’aperta ribellione di Alì Pascià contro il sultano nel 1819-20 che creò le premesse per l’inizio della guerra d’indipendenza greca.
Preceduta da un fallito tentativo di sollevare le province danubiane, guidato dal patriota greco Alexander Ypsilanti, aiutante di campo dello zar, l’insurrezione scoppiò sotto la guida dell’arcivescovo di Patrasso, Germanos, il 25 marzo 1821 al monastero di Aghia Lavra, nel Peloponneso. Già nel corso dell’estate la rivolta si propagò nelle città di Missolungi, Atene e Tebe, mentre i turchi risposero facendo impiccare il patriarca greco ortodosso di Costantinopoli e promuovendo eccidi tra la popolazione greca in Tessaglia, Macedonia e nel Monte Athos. La sollevazione si diffuse presto anche nelle isole, consentendo agli insorti di disporre di una propria flotta e di riunire un congresso nazionale a Epidauro che proclamò l’indipendenza del paese (gennaio 1822).
In pochi mesi, tuttavia, le forze nazionaliste, prive di appoggi internazionali, si frazionarono in vari governi locali in lotta tra loro per la supremazia: ciò pose le premesse per la controffensiva turca affidata al pascià d’Egitto, Muhammad Alì. Nel febbraio del 1825 questi inviò una potente flotta capeggiata dal figlio Ibrahim Pascià ad attaccare il Peloponneso. Per due anni l’esercito egiziano mise a ferro e fuoco la Grecia, causando oltre 200.000 vittime. Di fronte al precipitare della crisi, Gran Bretagna, Russia e Francia si accordarono per imporre alle parti in lotta una soluzione di compromesso: secondo le clausole del trattato di Londra del 6 luglio 1827 la Grecia sarebbe divenuta uno stato autonomo sotto sovranità turca e protezione internazionale.
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