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Risultati di Windows Live® Search Hench, Philip S. (Pittsburgh, Pennsylvania 1896 - Ocho Rios, Giamaica 1965), patologo statunitense. Conseguì il baccalaureato in scienze nel 1916, presso il Lafayette College di Easton (Pennsylvania) e la laurea in medicina presso l’Università di Pittsburgh nel 1920. Nel 1921 entrò a far parte della Mayo Foundation come borsista in medicina. Nel 1926 fu messo a capo di una sezione per le patologie reumatiche, di nuova istituzione alla Mayo Clinic, dove restò fino al pensionamento, avvenuto nel 1957. Negli anni Trenta Hench osservò che i pazienti affetti da artrite reumatoide spesso miglioravano in modo impressionante dopo essere stati colpiti dall’ittero, una condizione causata da un eccessivo livello di bilirubina (un prodotto del metabolismo del fegato) nel sangue circolante. Analogamente, le donne sofferenti di artrite presentavano un attenuamento della sintomatologia durante la gravidanza; tuttavia, la loro malattia si riacutizzava dopo il parto. Hench pensò che l’ittero e la gravidanza avessero in comune una sostanza che in qualche modo curasse l’artrite reumatoide. Dopo anni di ricerca infruttuosa, tesa alla localizzazione di quella che aveva denominato la sostanza “X”, Hench arrivò a sospettare il coinvolgimento delle ghiandole surrenali. Situate al polo superiore di ciascun rene, le due ghiandole liberano numerosi ormoni fra cui, ad esempio, quelli che aiutano l’organismo ad affrontare uno stress improvviso accelerando la frequenza cardiaca. Hench pensava che un ormone prodotto dalle surrenali, liberato dalla corteccia, ossia dalla parte più esterna della ghiandola, potesse essere la chiave per curare l’artrite. Al principio degli anni Quaranta, il suo collega Edward Kendall riuscì a sintetizzare alcuni di questi ormoni. L’interesse di Hench e Kendall si soffermò su uno di essi, che chiamarono composto E. Tuttavia, esso era molto difficile e costoso da sintetizzare, e fu solo nel 1948 che i due scienziati riuscirono a sperimentarlo in terapia. I risultati furono impressionanti: pazienti pressoché immobilizzati riuscirono a riacquistare il movimento in seguito al trattamento con il composto E, che Hench chiamò cortisone. Ricerche successive dimostrarono che questo ormone blocca i processi biochimici associati all’infiammazione. Hench e colleghi ebbero successi simili con l’ormone adrenocorticotropo (ACTH), secreto dalla ghiandola ipofisi; l’ACTH regola la produzione di ormoni – cortisone incluso – da parte della surrenale. Purtroppo, in seguito si constatò che entrambi i trattamenti producevano effetti solo temporanei e causavano pericolosi effetti collaterali, come ipertensione e obesità; i medici oggi sanno che questi composti vanno impiegati con grande cautela. Ciononostante, Hench e i suoi colleghi avevano aperto la strada all’impiego terapeutico dei corticosteroidi nel trattamento delle patologie infiammatorie e di altre condizioni. Nel 1949 Hench fu insignito dell’Albert Lasker Award; nel 1950 ottenne il premio Nobel per la medicina o la fisiologia, che condivise con Kendall e con il chimico polacco Tadeus Reichstein.
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