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Rodbell, Martin

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Martin RodbellMartin Rodbell

Rodbell, Martin (Baltimora 1925 – Chapel Hill 1998), biochimico statunitense. Dopo gli studi di scienze alla Johns Hopkins University di Baltimora, conseguì il dottorato in biochimica nel 1954, presso l’Università di Washington a Seattle; dal 1970 al 1985 lavorò presso i National Institutes of Health, dove condusse gran parte delle sue ricerche pionieristiche. Diresse, dal 1985 al 1989, il National Institute of Environmental Health Sciences.

Negli anni Sessanta i biologi cellulari già sapevano da tempo che gli ormoni svolgono un ruolo importante nella comunicazione intercellulare. Sapevano anche che queste molecole, in qualche modo, influenzano la membrana plasmatica, così da innescare cambiamenti nell’ambiente all’interno della cellula, cioè nel citoplasma. Ciò che non appariva chiaro era il meccanismo con il quale le informazioni, rappresentate dal segnale ormonale, venivano trasmesse dall’esterno all’interno della cellula attraverso la membrana plasmatica.

Alla fine degli anni Sessanta e nei primi anni Settanta, il contributo di Rodbell fu quello di scoprire tale modalità, ossia il meccanismo con cui i segnali esterni vengono tradotti in segnali interni e scatenano determinati eventi all’interno della cellula. Rodbell comprese che la reazione con cui una cellula risponde a un segnale chimico proveniente dall’esterno implica tre diversi passaggi.

In primo luogo, i recettori di membrana (particolari proteine presenti nella membrana, capaci di riconoscere e legare altre molecole) “legano” molecole specifiche provenienti da altre cellule; ogni recettore può legarsi solo con un tipo di molecola e viene pertanto definito “discriminatore”. In secondo luogo, quando si stabilisce questo legame, nella membrana cellulare avviene una seconda reazione chimica, o segnale, che induce la cellula a eseguire una particolare azione (nel caso delle cellule nervose, ad esempio, a trasmettere i segnali dagli organi di senso al cervello): tale funzione viene detta “amplificazione”.

L’intuizione di Rodbell fu che una terza azione dovesse in qualche modo legare le prime due, ossia la fase di discriminazione e quella di amplificazione. Egli scoprì che una particolare molecola, chiamata guanosintrifosfato (GTP), normalmente presente nella cellula, attiva una sorta di interruttore chimico, chiamato “trasduttore”, che converte i messaggi fra il discriminatore e l’amplificatore. Lavorando sulla base delle ricerche originali di Rodbell, un altro ricercatore, Alfred Gilman dell’Università della Virginia, scoprì questa proteina specifica che lega il GTP, e la chiamò proteina G.

Nel 1994 Rodbell condivise con Gilman il Premio Nobel per la medicina o la fisiologia, quale riconoscimento dei suoi studi sulla comunicazione fra le cellule.

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