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Risultati di Windows Live® Search Romancero Genere letterario, attestato nella letteratura spagnola a partire dal XV secolo, che si configura come raccolta popolare e anonima di romances, ossia componimenti epico-lirici in versi ottosillabici con assonanza alternata, associabili alla ballata europea della stessa epoca. Il romancero si diffuse non soltanto in Spagna, ma anche nell’America meridionale, nelle Isole Canarie, nell’Africa mediterranea e nelle zone della Turchia in cui si installarono gli ebrei sefarditi espulsi dalla Spagna nel 1492. Grazie alla sua persistenza nel tempo (oltre sei secoli), il romancero esercitò una potente influenza sul teatro e sulla poesia moderni. Nella fase più antica i romances, originariamente in versi rimati e con una struttura intermedia tra la lirica e la narrativa, furono elaborati e tramandati oralmente da giullari e cantastorie ed ebbero prevalentemente carattere epico, storico o avventuroso. I romances di argomento storico sono gli unici per i quali sia possibile una datazione sicura perché facevano riferimento ad avvenimenti contemporanei; il più antico narra fatti del 1328, per quanto alcune notizie inducano a pensare che il genere fosse nato già nel XIII secolo. I romances epici svolgono i temi tipici delle Chansons de geste e di altre opere di letteratura cavalleresca. I testi d’avventura si inseriscono nella tradizione più ampia delle leggende e della letteratura popolare europea. L’interesse dei poeti colti per il romancero favorì la comparsa, nella seconda metà del XV secolo, di romances in forma scritta, a partire da Gentil dona, gentil dona del catalano Jaume de Olesa, composto nel 1421. Dopo l’invenzione della stampa, i testi furono divulgati tramite fogli sciolti che venivano talvolta raccolti in cancioneros, per i quali venivano spesso rielaborati e riassunti o, al contrario, arricchiti di spunti letterari. L’apogeo della fortuna del romance fu il Seicento (il cosiddetto Siglo de Oro): dopo essere stato introdotto nel teatro, già all’inizio del XVI secolo, come intermezzo cantato, fu coltivato in particolare da Lope de Vega, che ne privilegiò soprattutto il carattere epico. Luis de Góngora y Argote, Francisco Gómez de Quevedo e molti autori dell’epoca d’oro ripresero anche gli altri temi: amoroso, pastorale, satirico, cavalleresco, picaresco. Abbandonato durante l’Illuminismo, il genere fu recuperato dagli autori romantici e, nel XX secolo, dai poeti della cosiddetta “Generazione del 27”, tra i quali Federico García Lorca e Jorge Guillén.
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