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Installazione

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Biennale di Venezia, 2001: Mueck, BoyBiennale di Venezia, 2001: Mueck, Boy
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5

Gli anni Ottanta e Novanta

Negli anni Ottanta l’installazione divenne espressione artistica comune a correnti e movimenti molto differenti tra loro e nel decennio successivo vide il frequente ricorso a nuovi media, come la fotografia e il video.

In Italia, vari esponenti dell’Arte povera – come Michelangelo Pistoletto, Luciano Fabro, Giuseppe Penone, Mario Merz, Giovanni Anselmo – realizzarono opere con elementi naturali; di Anselmo si ricorda Grigi che si alleggeriscono verso il mare (1982-1984), installazione di pietre appese con lo spago a una parete di legno. Negli stessi anni anche diversi graffitisti si espressero attraverso installazioni; John Ahern (Binghamton 1951) applicò alle pareti di alcuni palazzi del Bronx calchi di figure di personaggi di colore (We are Family, 1982-83, Intervale Avenue, South Bronx, New York). Tra i pittori della Transavanguardia italiana, sia Enzo Cucchi, con Un millenario trasporto comincia a muoversi attraverso la preistoria (1984), sia Nicola De Maria, con Installazione (1983, Fattoria di Celle, Santomato, collezione G. Gori), modificarono lo spazio espositivo ricorrendo a oggetti variamente disposti colorati con tinte accese.

Body Webb (Nuova Zelanda 1947) si distinse per le installazioni fotografiche, tra cui Zampe di elefante e Scarpette rosse (1982), con le quali creò scene fantastiche e surreali. Esponente di Fluxus, Joseph Beuys si servì sia di materiali elementari (Palazzo Regale), sia dei nuovi strumenti di comunicazione multimediale, ad esempio nell’installazione-happening Tokyo Conzert (1985), nella quale proiettò le immagini del suo concerto a Tokyo del 1984.

Dagli anni Novanta Matthew Barney è uno degli interpreti più noti dell’arte dell’installazione. Nel 1993 presentò al pubblico Drawing Restraint 7 (Whitney Museum of American Art, New York), costituito da tre monitor e altrettanti lettori laser appesi al soffitto, che mostrano un filmato ispirato alla mitologia greca. Benjamin Vautier (Napoli 1935), anch’egli membro di Fluxus, firmò l’allestimento La cambra (1990-1999, Museo di Arte Moderna e Contemporanea, Nizza), struttura cubica nella quale il visitatore poteva entrare e leggere pensieri e dichiarazioni dell’artista.

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