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Risultati di Windows Live® Search Sharon, Ariel (Kefar Malal, Palestina 1928), generale e uomo politico israeliano, primo ministro di Israele (2001-2005) Arruolato all’età di 14 anni nella Haganah, un’organizzazione militare sionista semiclandestina, combatté nella prima guerra arabo-israeliana (1948) e in seguito fu al comando di unità speciali addette a compiere missioni militari al di fuori del territorio israeliano. Nel 1973 fu uno degli artefici della disfatta egiziana nella guerra del Kippur. Eletto alla Knesset (il Parlamento israeliano) nelle file del Likud nel 1974, si dimise da deputato per diventare il consigliere militare del primo ministro laburista Yitzhak Rabin. Di nuovo eletto nel 1977, Sharon ricoprì incarichi ministeriali e sostenne l’insediamento di colonie ebraiche nei territori occupati di Cisgiordania e Gaza. Ministro della Difesa dal 1981, fu costretto a dimettersi dall’incarico in seguito allo sdegno internazionale provocato dal massacro di palestinesi nei campi profughi di Sabra e Chatila a Beirut, attuato dalle milizie cristiano-maronite sotto l’indifferente sguardo dell’esercito israeliano. Dal 1992 ministro dell’Edilizia, Sharon sostenne l’insediamento di colonie ebraiche nei territori occupati per accogliere il flusso di immigrati dall’Est europeo conseguente alla dissoluzione dell’URSS. Nel 1996 il primo ministro Benjamin Netanyahu creò appositamente per lui il ministero delle Infrastrutture; da questa posizione, Sharon continuò a sostenere la costruzione di nuove colonie e a contrastare la restituzione dei territori occupati, prevista nell’accordo di pace firmato nel 1993 da Rabin e da Yasser Arafat. Ostile al tentativo compiuto da Ehud Barak di rilanciare le trattative di pace con i palestinesi, nel settembre del 2000, per ribadire la sovranità israeliana su Gerusalemme Est (la parte araba della città, rivendicata dai palestinesi come capitale), guidò una manifestazione sulla Spianata delle moschee, che ebbe come esito l’insorgere di una nuova e più violenta intifada. Nella crisi di governo che ne seguì, Sharon assunse la guida del Likud, imponendosi nettamente su Barak nelle elezioni per il premier svoltesi nel febbraio 2001. Formato un governo di unità nazionale con il Partito laburista, Sharon fronteggiò con estrema severità l’intifada, inviando più volte l’esercito nei territori dell’Amministrazione palestinese e ponendo lo stesso Arafat, suo nemico storico, sotto assedio nel suo quartier generale della Muqaata dal dicembre 2001. Risoluto a dare a Israele il massimo della sicurezza, nel 2002 Sharon avviò la costruzione di un muro, destinato a svilupparsi per centinaia di chilometri separando i territori israeliani da quelli della Cisgiordania. Contrario al piano di pace, la Road Map, formulato nel 2003 dal cosiddetto “quartetto per il Medio Oriente” (Nazioni Unite, Stati Uniti, Unione Europea e Russia), attuò una strategia rivolta a imporre una separazione unilaterale senza riaprire trattative con i palestinesi. Nel novembre 2003 presentò un progetto di smantellamento delle colonie ebraiche dalla Striscia di Gaza (portato a termine nell’estate del 2005), suscitando la forte opposizione dei coloni, della destra religiosa e dell’ala più radicale del suo stesso partito, capeggiata da Benjamin Netanyahu. Nell’autunno del 2005, in seguito alla crisi di governo provocata dalle dimissioni dei ministri laburisti e dalle divisioni interne al Likud, Sharon ha costituito un nuovo partito, il Kadima (Avanti), che ha ottenuto il sostegno di diversi parlamentari e ministri, tra cui lo storico leader laburista Shimon Peres. Colpito da ictus nel dicembre del 2005, Sharon è tuttora ricoverato in gravi condizioni.
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