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Morfologia Nome dato a quella parte della grammatica che studia le forme delle parole. La morfologia analizza le trasformazioni che può subire una parte del discorso, sia che si tratti di un verbo che si coniuga ('abitare', 'io abito', 'io abiterò', 'io abitavo', 'io abitai', 'io abiterei') sia di un nome che prende dei marchi di genere e di numero ('amico', 'amica', 'amici', 'amiche'). Anche lo studio della derivazione, vale a dire il modo in cui si può creare una parola partendo da un'altra parola ('abitare' > 'abitabile'; 'possibile' > 'impossibile') è di pertinenza della morfologia.
La morfologia scompone le parole in unità significative, chiamate morfemi. Se alcune parole come 'perché' o 'con' non possono essere scomposte, in una forma come 'casa' è evidente che si devono isolare due unità: un'unità lessicale, o morfema lessicale, cas-, e una unità grammaticale, o morfema grammaticale, -a, che è un marchio morfologico di femminile singolare. Il morfema è quindi un'unità, e può essere sia una parola sia una parte di una parola. Per evidenziare i morfemi contenuti in una parola, si procede per segmentazione: in 'cantante' si isolerà un morfema cant- e un morfema -ant(e). I morfemi possono essere delle unità libere, come 'mel(a)', o delle unità dette legate o congiunte perché non esistono autonomamente nel lessico di una lingua, come -abile, -issimo, -ore, -ere, -iere, -mente. Esiste una ripartizione tra morfemi grammaticali e morfemi lessicali: i primi indicano una funzione logica e grammaticale, i secondi veicolano un significato. In particolare si classifica tra i morfemi grammaticali tutta la serie delle desinenze verbali, così come i morfemi che contrassegnano il plurale e quelli che contrassegnano il femminile ecc. Quanto ai morfemi lessicali, sono di un numero indefinito e questo numero può anche essere aumentato, mentre la lista dei morfemi grammaticali dell'italiano contemporaneo è una lista finita.
D'altra parte, dei morfemi identici possono avere significati diversi. Nella serie 'timore', 'dottore', 'corridore', la forma -ore corrisponde a tre morfemi omonimi, di cui uno indica uno stato d'animo, l'altro un nome di professione e l'ultimo significa 'che compie l'azione di'. La forma '-e' può assumere il valore di femminile plurale (cas-e) o di terza persona singolare dei verbi (corr-e, ved-e).
I morfemi grammaticali isolabili nelle parole sono sia dei suffissi sia dei prefissi. Alcuni suffissi, come le desinenze verbali ('cant-ai', 'cant-asti', 'cant-ò', 'cant-ammo', 'cant-aste', 'cant-arono') o i marchi di genere e di numero ('bello', 'bella', 'belli'), non portano alla creazione di parole nuove, cioè non indicano significati diversi, ma solo forme diverse dello stesso significato base. I prefissi e i suffissi detti derivazionali, invece, consentono di creare parole nuove ('fare' > 'disfare'; 'partire' > 'ripartire'; 'grande' > 'grandezza'; 'mela' > 'melo'; 'bello' > 'bellezza'). Una parola nuova può essere creata aggiungendo sia un prefisso che un suffisso ('semina' > 'dis-semina-re'; 'fatto' > 'mal-fatto-re'). Le parole possono inoltre formarsi per trasposizione senza modifiche da una categoria sintattica a un'altra: ad esempio, 'piacere' (verbo) > 'il piacere' (sostantivo); 'bello' (aggettivo) > 'il bello' (sostantivo). Questo modo di formazione è chiamato derivazione impropria. Si creano unità lessicali anche per composizione ('cavolfiore', 'asciugacapelli', 'melarancia', 'attaccapanni'), o con una preposizione ('macchina da cucire', 'tavolo da pranzo', 'rosa del deserto', 'ferro da stiro'). Queste ultime si chiamano unità lessicali superiori, e costituiscono parole vere e proprie, anche se spezzate in più parti. Ne è prova il fatto che l'aggettivo non può mai essere frapposto ai due termini componenti (si può dire 'un bel ferro da stiro', ma non 'un ferro bello da stiro').
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