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Gadda, Carlo Emilio (Milano 1893 - Roma 1973), scrittore italiano. Intellettuale atipico, lavorò come ingegnere fino al 1940, affiancando alla professione l’interesse per la letteratura e, dal 1926, per la scrittura, che sarebbe diventata la sua occupazione fondamentale per il resto della vita. La straordinaria intelligenza critica di questo scrittore trova le sue radici in un nodo inestricabile di risentimenti personali, che risalgono agli anni dolorosi della sua prima formazione, oltre che in una curiosità analitica per la fenomenologia del reale caotica e aggrovigliata, che si sottrae irrimediabilmente allo sforzo razionale di assegnare un senso e di riconoscere un ordine. La constatazione dell’irrazionalità dei comportamenti individuali e sociali del mondo contemporaneo confuso e oltraggioso scatena, proprio a partire dalla severa moralità razionalistica della sua tradizione borghese, una polemica ossessivamente riproposta in forme beffarde e corrosive, e indirizzata verso un approdo lontano di liberatoria confessione o di individuazione di un senso nell’ingarbugliato non-senso del mondo.
I luoghi della’esperienza intellettuale e umana di Gadda furono (a parte il lavoro all’estero) Milano, Firenze (1940-1950) e Roma (dopo il 1950). Ma ci fu anche l’esperienza tragica della prima guerra mondiale, vissuta, tra gli alpini, come prova di autodisciplina e di dignità nazionale, oltre che personale, prova fissata nel Giornale di guerra e di prigionia (pubblicato solo nel 1955 e, in edizione accresciuta, nel 1965). Nel 1926 iniziò a collaborare alla rivista “Solaria” (agli esordi della sua attività critica sta un omaggio ad Alessandro Manzoni, Apologia manzoniana, 1927, e un altro, emblematicamente, ce ne sarebbe stato alla fine). Nel 1928-1929 scrisse il trattato filosofico Meditazione milanese (si era anche iscritto a filosofia e aveva concordato una tesi su Leibniz), nel 1924-1929 il racconto lungo La Meccanica (pubblicato nel 1970). “Schegge di romanzo” sono le due parti di La Madonna dei filosofi (1931), la sua prima opera pubblicata. Furono questi gli anni in cui Gadda intensificò i rapporti col mondo letterario (tentò anche di lasciare la professione e di vivere di sola letteratura) e compì letture fondamentali: Céline, Joyce, Freud e la psicoanalisi.
Dal 1934 al secondo dopoguerra Gadda scrisse i suoi testi maggiori. Del 1934 è Il castello di Udine (premio Bagutta). Al 1937, l’anno seguente a quello della morte della madre, risale il primo nucleo della Cognizione del dolore, pubblicato incompleto tra il 1938 e il 1941 su “Letteratura” e nel 1963 in volume, ampliato ma non concluso (ottenne il Prix International de la Littérature), opera al cui centro stanno i rapporti autobiografici madre-figlio e i traumi dell’infanzia, trasposti in un fantastico paesaggio sudamericano-brianzolo, e insieme opera che diventa itinerario di conoscenza di sé e della realtà quotidiana del dopoguerra, presentata attraverso una deformazione linguistica comico-tragica, in un “linguaggio spastico”, con cui tenta di dire l’indicibile di sé. Negli anni Trenta andò articolandosi il suo plurilinguismo espressionistico, di cui sono saggio i racconti (tra cui lo straordinario L’incendio di via Keplero, del 1940) e L’Adalgisa, un affresco satirico di liberata comicità della borghesia milanese del primo dopoguerra, disegnata con fulminea incisività. A Roma Gadda iniziò la stesura del terzo grande testo, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, pubblicato nel 1946-1947 per stralci su “Letteratura” e in volume nel 1957, un giallo senza centro e senza soluzione, ritratto dell’Italia degli anni del regime fascista, in cui la realtà appare un groviglio inestricabile, un “pasticciaccio” appunto. L’indecente anima italiana negli anni del fascismo è raccontata ancora in un pastiche violentemente satirico, Eros e Priapo. Da furore a cenere, un lavoro del 1945 pubblicato nel 1967. E andrebbero aggiunti ancora altri testi, ma qui si ricorda solo l’importante raccolta di saggi I viaggi e la morte, del 1958.
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