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Struttura articolo
Il tessuto adiposo bruno si forma in alcune parti del corpo nei mammiferi durante lo sviluppo embrionale: esso può restare tale dopo la nascita o trasformarsi in tessuto adiposo bianco.
Il tessuto adiposo bruno ha una colorazione marrone chiaro; è formato da cellule piuttosto piccole, di forma poligonale e contenenti numerose gocciole lipidiche, tra le quali si interpongono lo scarso citoplasma, il nucleo e gli organuli cellulari. Gli adipociti sono molto vicini gli uni agli altri e, di conseguenza, la sostanza intercellulare è assai scarsa. Questo tessuto è suddiviso in lobuli da setti di tessuto connettivo, in cui sono presenti vasi sanguigni, in misura maggiore rispetto al tessuto adiposo bianco.
Nell’uomo il tessuto adiposo bruno è presente in quantità ridotta nel feto e nel neonato; esso si trasforma, in seguito, in tessuto adiposo bianco. In altri animali, invece, in particolare nei roditori e in quelli che vanno in letargo, esso è molto abbondante e si aggiunge a quello adiposo bianco. Il tessuto adiposo bruno non sembra essere influenzato dallo stato di nutrizione dell’animale e non sembra avere un ruolo essenziale nell’accumulo di riserve energetiche da utilizzare durante il letargo. Piuttosto, esso sembra coinvolto nella produzione di calore al momento del risveglio dal letargo, allo scopo di coadiuvare l’innalzamento della temperatura corporea dell’animale ai valori normali. Un neurotrasmettitore, la noradrenalina, liberata dal sistema nervoso, attiverebbe un enzima, la lipasi, presente negli adipociti, che a sua volta scinderebbe le riserve di trigliceridi in acidi grassi e glicerolo. Si verificherebbero allora reazioni di ossidazione degli acidi grassi, con la conseguente produzione di energia; questa non verrebbe però immagazzinata sotto forma di ATP (vedi Respirazione cellulare), ma liberata come calore. Tale calore, dunque, sarebbe responsabile del rapido riscaldamento del sangue che irrora il tessuto adiposo e, infine, del riscaldamento di tutto l’organismo.
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