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Risultati di Windows Live® Search Psicologia individuale Teoria elaborata da Alfred Adler, psicoanalista austriaco e allievo di Sigmund Freud, da cui si allontanò nel 1911. Nella sua attività clinica di medico, Adler aveva avuto modo di osservare come molti soggetti, colpiti da una particolare fragilità organica, sviluppassero una tendenza a sottrarsi alla propria difficoltà intraprendendo delle attività di carattere compensativo. A partire da queste considerazioni, elaborò una psicologia fondata sul sentimento di inferiorità, detto anche complesso di inferiorità. Il complesso di inferiorità si riscontra in una persona quando si sente insufficiente, anche se la percezione di inadeguatezza non è motivata da un reale handicap fisico o mentale. Secondo Adler, la persona che si sente inferiore sviluppa come conseguenza una nevrosi, oppure vive tentando di compensare il suo senso di inferiorità. In tal modo si pone dei falsi scopi e, per nascondere il proprio sentimento di inferiorità, si identifica con modelli e valori che servono a compensare il senso di inadeguatezza. Questa situazione si verifica a danno della vera personalità, che viene soffocata da una soggettività fittizia plasmata sulle aspirazioni dei genitori o su schemi di vita socialmente approvati. Nella fase più matura della sua riflessione Adler considera l’aspirazione alla superiorità e il complesso di inferiorità non più originati da cause organiche, ma come caratteristiche appartenenti a tutti gli esseri umani. Egli vede la causa di questo universale sentimento di inferiorità, e della conseguente motivazione al suo superamento, nell’infanzia dell’uomo, la più lunga tra quelle delle specie animali, che lo trattiene, per un considerevole periodo di tempo, in uno stato di dipendenza dalle cure dell’adulto, prima che possa raggiungere la piena autonomia. Secondo Adler, nell’uomo esisterebbero due tendenze fondamentali, la “volontà di potenza”, espressione del bisogno di sopravvivenza e di affermazione, e il “sentimento sociale”, cioè il desiderio di cooperare con gli altri. La volontà di potenza è descritta da Adler in modo spesso controverso: a volte come la causa principale della distruttività umana, altre volte come utile all’interesse sociale e alle potenzialità di autorealizzazione dell’individuo. La psicoterapia avrebbe quindi il compito di rivelare gli atteggiamenti artificiosi e le finzioni nevrotiche, di indirizzare l’energia su obiettivi autenticamente adeguati all’identità individuale e di aiutare la persona a effettuare il superamento del suo egocentrismo a favore di uno stile di vita più cooperativo. Adler attribuiva notevole importanza all'educazione e alla vita sociale, in quanto elementi che possono favorire una positiva evoluzione dell'individuo e contrastare la nevrosi.
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