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Psicologia dell’arte Campo di studi rivolto all’analisi delle produzioni e delle personalità artistiche. Dal punto di vista psicologico, si ritiene che la creazione artistica sia un’attività mentale che può essere compresa attraverso l’analisi dei processi cognitivi e dei fattori emozionali e motivazionali. Nell’analisi delle opere d’arte e dei processi psicologici collegati alla creatività, sono state utilizzate in modo particolare le ricerche della psicologia generale sui processi cognitivi, sui meccanismi della percezione, dell’immaginazione, della memoria e del linguaggio. Inoltre, le diverse teorie della personalità nella psicoanalisi, nella psicologia analitica, nella psicologia fenomenologico-esistenziale, comprendono numerosi studi sulla personalità artistica, sulle emozioni e sulle motivazioni collegate alla creazione e alla fruizione delle opere d’arte.
Nell’ambito della psicologia generale, per analizzare i processi creativi e artistici si è principalmente utilizzato il metodo sperimentale. Il pioniere di queste ricerche è Gustav Theodor Fechner, il quale, alla fine del XIX secolo, condusse studi empirici sui processi mentali, quali la sensazione e la percezione visiva, collegati alla produzione artistica. Lo studio della percezione è stato applicato agli effetti della forma, del colore, del movimento e dell’espressione nelle arti figurative. Diverse ricerche sperimentali, svolte specialmente nell’ambito teorico della psicologia della Gestalt, hanno riguardato le regole che presiedono all’elaborazione cognitiva degli stimoli visivi e musicali, dimostrando che vi sono dei principi innati di organizzazione mentale di tali stimoli. Particolarmente rilevanti furono le ricerche di Rudolf Arnheim sulla percezione visiva. Rielaborando in maniera originale le teorie gestaltiche, Arnheim affermò che il processo visivo è un atto creativo prodotto dall’intuizione. L’immagine percettiva si produce in rapporto ai modelli mentali e alle spinte motivazionali di colui che percepisce. Non si tratta dunque di una semplice registrazione ed elaborazione degli elementi sensoriali, ma di una selezione dei dati sensoriali influenzata dalle esperienze passate, dai modelli cognitivi, dagli stati affettivi.
Nel campo della psicologia dinamica, soprattutto nella teoria psicoanalitica, si è ricercata l’origine degli atti creativi nelle motivazioni profonde e inconsce dell’artista. Si suppone infatti una stretta relazione tra la storia di vita e l’opera dell’artista, ritenendo che le sue esperienze infantili ne influenzino il pensiero, i sogni, le creazioni artistiche. Sigmund Freud, specialmente nei saggi sulla novella Gradiva dello scrittore tedesco Wilhelm Jensen e sul Mosè di Michelangelo, individuò in queste opere d’arte l’espressione dei conflitti interiori e dei meccanismi di difesa degli autori. Introducendo il concetto di “sublimazione”, Freud affermò che le motivazioni profonde che determinano l’atto artistico derivano dallo spostamento di una pulsione sessuale o aggressiva verso una meta accettata e valorizzata socialmente, per cui l’artista, realizzando l’opera d’arte, scambierebbe la meta originariamente sessuale con un’altra, comunque capace di appagare il bisogno pulsionale. Dopo Freud, diversi studiosi condussero studi psicoanalitici sull’arte; si ricordano in particolare le ricerche di Otto Rank, che estesero l’interpretazione psicoanalitica ai temi letterari e mitologici, e quelle di Ernst Kris sull’immaginazione e sui processi ideativi fantastici. Carl Gustav Jung considera l’opera d’arte una creazione che conduce oltre l’individuo, perché il suo significato non è rintracciabile nella storia personale dell’artista, ma ha origine nelle immagini archetipiche dell’inconscio collettivo che si esprimono come simboli nell’arte.
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