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Introduzione; La natura nel pensiero antico; La natura come “macchina”; Natura e storia; Il dibattito contemporaneo
Natura Termine che nella storia del pensiero ha avuto diverse accezioni filosofiche. Tra le più importanti si distinguono le seguenti: 1) natura come principio generativo, secondo il significato etimologico della parola (dal latino nascor, “sono generato” ); 2) natura come l’ordine necessario che presiede al divenire delle cose; 3) natura come sostanza o essenza, come nell’espressione “natura delle cose”. Inoltre, la natura è stata definita attraverso una serie di opposizioni ed esclusioni, ad esempio rispetto all’arte, ossia all’ambito di ciò che è artificiale, oppure rispetto alla società umana e alla storia, ovvero rispetto allo spirito.
Presso i primi filosofi greci, Talete, Anassimandro e Anassimene, ai quali vennero attribuite opere intitolate Intorno alla natura, non erano ancora neppure abbozzate queste distinzioni, ma la natura designava la realtà tutta, considerata nel suo divenire e in relazione a un principio (arché) da cui tutte le cose derivano: per Talete tale principio era l’acqua, per Anassimandro un principio materiale infinito e illimitato, l’ápeiron, per Anassimene l’aria. Con la sofistica si cominciò a impostare il problema del rapporto tra natura (physis) e convenzione (nómos), fra la vita secondo natura e secondo le leggi e i costumi imposti dalla civiltà, così che gradatamente il significato di natura venne a distinguersi e a opporsi a quello dell’attività culturale umana. Aristotele definisce “natura” ciò che porta in sé il principio del proprio movimento: rientrano in essa le cose inanimate, le piante e gli animali, ossia tutti quegli esseri che mutano, si muovono e che eventualmente si riproducono senza l’intervento dell’uomo. Pertanto Aristotele distingue la realtà naturale da quella artificiale: la prima coincide con tutto ciò che non dipende dall’uomo e dalla sua “arte” o “tecnica” (techné), dunque la natura “fisica” (che comprende beninteso anche l’uomo considerato come animale), la seconda comprende tutto ciò che è frutto della produzione umana. Ora la natura, che Aristotele indaga per primo da un punto di vista scientifico, non è un insieme inerte di cose, ma una totalità di processi finalizzati alla riproduzione di un certo ordine interno alle cose e agli esseri viventi: si tratta dell’ordine per cui i corpi inanimati tendono verso i loro “luoghi naturali” e gli esseri viventi crescono e si riproducono, perpetuando le diverse specie. In questo incessante divenire viene alla luce il finalismo intrinseco ai fenomeni naturali, sicché la scienza aristotelica della natura è contraddistinta dal principio della teleologia. Da parte dei filosofi stoici si avanzò la tesi che identifica la natura con l’ordine universale e necessario secondo cui tutte le cose accadono e che coincide con lo stesso logos divino. A questa concezione si collega strettamente quella di una legge di natura che regola il comportamento degli individui al di là delle leggi stabilite degli uomini, in quanto essa trova il suo fondamento nell’ordine razionale della natura. Il concetto di legge di natura sarà fatto oggetto di successive riprese nella filosofia, tanto nella scolastica medievale quanto nel giusnaturalismo moderno (vedi Filosofia del diritto).
Nell’età moderna, insieme con la crescita delle conoscenze scientifiche e delle nuove arti meccaniche, la natura parve essere sempre più dominabile in senso pratico-tecnico, secondo una prospettiva che Francesco Bacone formulava in questi termini: “Si può dominare la natura solo obbedendole”. In alternativa al finalismo della concezione della natura prevalsa fino al XVI secolo, la scienza moderna – da Galileo a Isaac Newton – pensa la natura come un ordine meccanicistico, cioè come un sistema di corpi (scomponibili in particelle elementari o atomi) in movimento, retto da leggi che sono determinabili con precisione matematica. Già Galileo parla del “grandissimo libro” della natura, il quale “è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola”. Se ancora per il pensiero rinascimentale l’universo era concepito come un grande organismo vivente, in cui tutte le parti sono fra loro solidali, la nuova immagine del mondo è più simile a quella di una grande macchina: grazie a Galilei, e per influenza delle filosofie di Cartesio e di Thomas Hobbes, la natura è svuotata da ogni componente di finalismo e di antropocentrismo ed è assimilata a un meccanismo complesso regolato esclusivamente da leggi geometrico-meccaniche. Diffusa poi è la tendenza a interpretare tutto il nesso meccanicistico delle cause e degli effetti nella prospettiva di un rigido determinismo, come avviene ad esempio in Baruch Spinoza. Cercando di dare una fondazione filosofica al meccanicismo newtoniano, Immanuel Kant, alla fine del XVIII secolo, definisce la natura come una connessione dei fenomeni secondo leggi causali necessarie, leggi che non dipendono dalle cose in quanto tali, ma dalle categorie del nostro intelletto.
Come reazione al meccanicismo della scienza moderna, sono sorte nella filosofia altre concezioni che hanno rilanciato un modello vitalistico o organicistico. È il caso delle filosofie romantiche della natura, in particolare quella di Friedrich Schelling. Nel corso dell’Ottocento prende rilievo anche una prospettiva che oppone la natura (e la scienza naturale, concepita sul modello della scienza fisico-matematica) alla storia, intesa come oggetto delle scienze dello spirito o scienze della cultura. Ciò avviene nello storicismo e nella riflessione di pensatori come Wilhelm Dilthey o come i neokantiani Wilhelm Windelband e Heinrich Rickert. Secondo Dilthey, se la natura va spiegata, ricondotta cioè a leggi uniformi, un fenomeno storico va invece compreso rivivendolo dall’interno. L’uomo infatti è parte integrante di ciò che costituisce l’oggetto di studio delle scienze dello spirito, le quali devono pertanto riferirsi alla stessa esperienza interna che l’uomo ha di sé. In questa prospettiva la natura è concepita come l’insieme dei fenomeni che sono esterni all’uomo.
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