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Ateismo Dottrina che nega l'esistenza di Dio, affermando la possibilità di elaborare dimostrazioni certe e ben fondate della sua inesistenza. Su tali basi, l'ateismo si differenzia dall'agnosticismo, che si limita ad affermare l'impossibilità di ottenere una conoscenza certa delle entità metafisiche.
Nell'antichità, il termine 'ateismo' (dal greco a, 'non'; theós, 'dio') designava un atteggiamento filosofico comune ai pensatori che criticavano i culti dominanti; in Grecia, ad esempio, Anassagora, i sofisti e lo stesso Socrate vennero accusati di ateismo perché rifiutavano gli dei tradizionali, pur non negando l'esistenza di un'entità divina. Senofane invece stigmatizzava non solo le tendenze amorali degli dei della tradizione, ma anche la dipendenza dell'immagine divina dalle peculiarità e dall'aspetto degli uomini, sottolineando quindi il carattere antropomorfico delle varie divinità locali. Eraclito criticava le pratiche rituali di purificazione e l'adorazione delle statue delle divinità. Per Prodico (400 ca. a.C.), esponente dell'interpretazione utilitaristica degli dei e dei culti, gli dei erano personificazioni di quanto è necessario alla vita dell'uomo (ad esempio l'acqua e il fuoco). Democrito individuò l'origine della religione nella paura degli eventi naturali più dirompenti.
Nel Medioevo, profondamente segnato dal cristianesimo, non si manifestarono fenomeni di ateismo, che invece ricomparvero nel Rinascimento e si diffusero poi ampiamente nell'Età dei Lumi. La società moderna, infatti, fu caratterizzata fin dal suo nascere dal fenomeno della secolarizzazione, che innescò un inarrestabile processo di perdita del sacro. Nel secolo XIX, l'ateismo teorico caratterizzò il pensiero dominante, in particolare il positivismo. Auguste Comte, con la 'legge dei tre stadi', relegò ogni atteggiamento religioso in uno stadio infantile dell'umanità, dichiarando finalmente giunta l'età della scienza, nella quale l'uomo costruisce il sapere e la società unicamente in base alle conoscenze scientifiche. In altra prospettiva, il filosofo Ludwig Feuerbach espose la tesi, che raccolse grandi consensi, secondo la quale non sarebbe stato Dio (come insegna la Bibbia) a creare l'uomo a sua immagine e somiglianza, ma viceversa sarebbe stato l'uomo a proiettare la propria immagine in Dio.
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Feuerbach: l'uomo è dio per l'uomo
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Secondo Feuerbach, Dio non è che la proiezione di ciò che l'uomo vorrebbe (e in un certo senso anche potrebbe) essere. L'uomo, che si sperimenta limitato, proietta su Dio il proprio desiderio di onnipotenza. In realtà egli 'in quanto umanità', cioè in quanto 'ente generico', potrebbe cogliere l'infinito, ma alienando le proprie energie nell'esperienza religiosa, sottrae a se stesso ciò che attribuisce a Dio. L'ateismo diventa pertanto un dovere morale: 'ciò che è dato al cielo è tolto alla terra'. Alla fede in Dio si deve sostituire la fede nell'uomo: 'homo homini deus est' (l'uomo è dio per l'uomo).