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Risultati di Windows Live® Search Socialismo utopistico Espressione usata inizialmente ai primi dell’Ottocento dai detrattori delle teorie socialiste, e ripresa poi da Karl Marx e Friedrich Engels nel Manifesto del Partito comunista per sottolineare l’inadeguatezza di una filosofia politica che, benché in grado di delineare un sistema sociale ideale da contrapporre a quello capitalistico e individualistico, non basasse la strategia politica di emancipazione del proletariato su un’analisi scientifica dell’economia e della società. Il socialismo utopistico degli inizi del XIX secolo riprese e rielaborò i principi di eguaglianza e di giustizia sociale già presenti nella Rivoluzione francese in una grande varietà di modelli politici e sociali. Il denominatore comune di questi modelli, scaturiti dal doppio influsso della Rivoluzione francese e della Rivoluzione industriale, risiedeva nella convinzione che la concentrazione incontrollata delle ricchezze private e la concorrenza portassero inevitabilmente a un aumento della povertà e a crisi economiche ricorrenti. Pertanto, secondo i socialisti utopisti, il sistema capitalistico e individualistico andava sostituito con un altro sistema sociale, nel quale l’organizzazione della produzione e degli scambi scongiurasse la miseria, abolisse lo sfruttamento e redistribuisse i beni compatibilmente con il principio egualitario. Marx ed Engels rimproveravano ai precursori del socialismo (tra cui Henri de Saint-Simon, Charles Fourier e Robert Owen) l’incapacità di riconoscere nella contraddizione oggettiva tra sviluppo delle forze produttive e rapporti sociali di produzione le condizioni necessarie alla realizzazione degli obiettivi socialisti. La speranza di una società migliore è al centro della maggior parte delle costruzioni filosofiche utopistiche a partire da Thomas More, che fu il primo a prefigurare i principi organizzativi di una società basata sull’abolizione della proprietà privata e ne immaginò la realizzazione nell’isola di Utopia, denominazione di derivazione greca che significa “nessun luogo”. Nel Novecento l’utopia è stata rivalutata dal filosofo marxista tedesco Ernst Bloch che, nella sua opera Il principio speranza (1954-1959), l’ha considerata forza propulsiva reale della storia e ne ha dimostrato la persistenza nelle coscienze contemporanee attraverso l’analisi dei miti collettivi quotidiani.
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