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Ragione

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La concezione kantiana della ragione

Decisivo è l’impiego che, nella seconda metà del XVIII secolo, il filosofo tedesco Immanuel Kant fa del termine “ragione”. Nella sua Critica della ragion pura egli intende tale termine in una triplice accezione: 1) come facoltà del conoscere in generale; 2) come funzione attiva o spontanea del conoscere, in opposizione alla sensibilità, che è invece una facoltà passiva o ricettiva; 3) come terza facoltà, accanto alla sensibilità e all’intelletto. In quest’ultimo senso, la ragione cerca di operare facendo a meno dei condizionamenti dell’esperienza e pretende, in maniera infruttuosa, di estendere fino a una conoscenza incondizionata e assoluta la tendenza dell’intelletto a unificare i fenomeni secondo regole. Se sul piano conoscitivo la ragione non può che mancare questo obiettivo, essa tuttavia si rivela feconda come guida della condotta.

Proprio in quanto prescinde dall’esperienza e dalle inclinazioni sensibili dell’uomo, la ragione diventa il fondamento della legge morale, esprimendosi nell’imperativo categorico, che ci impone di seguire soltanto quella massima della nostra condotta che può valere universalmente, ossia per tutti gli uomini e in tutte le circostanze.

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La ragione nella filosofia contemporanea

Nella filosofia contemporanea il concetto di ragione è stato ripreso in funzione limitatrice delle pretese metafisiche della tradizione filosofica precedente: nelle correnti filosofiche di matrice positivistica la ragione non è più opposta all’intelletto, ma alla pretesa del pensiero metafisico di una conoscenza esaustiva della realtà, priva di una verifica e di un controllo sperimentali. Nella fenomenologia di Edmund Husserl la conoscenza razionale è strettamente congiunta alla nozione di “evidenza”, come maniera privilegiata in cui i fenomeni si manifestano intuitivamente alla coscienza.

Non sono tuttavia mancate, nella filosofia del Novecento, posizioni di carattere irrazionalistico che, riallacciandosi al pensiero di Arthur Schopenhauer, di Søren Kierkegaard e di Friedrich Nietzsche, hanno inteso limitare o ridimensionare la funzione della ragione rispetto all’intuizione (come nel caso di Henri Bergson), o rispetto ad altre dimensioni dell’uomo (come nel caso dei pensatori esistenzialisti).

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