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Mitologia indiana Insieme delle tradizioni e delle credenze diffuse tra le popolazioni dell’India, che hanno come oggetto il pantheon delle divinità e tramite le quali viene spiegata l’intera esistenza. La complessità della mitologia indiana si riflette in un gran numero di miti propri dell’induismo, del buddhismo, del giainismo e del tantrismo. A ciò si aggiungono le tradizioni delle antiche religioni vediche (riportate, cioè, nei Veda). I miti riguardano il sapere collettivo degli uomini e contribuiscono a conferire all’escatologia del mondo espressività e colore. Le azioni degli uomini e degli dei sono legate, dal momento che il tempo viene concepito come un sistema ciclico. Tutto ciò che esiste si trasforma nel tempo ed è soggetto alla ciclicità di nascita e morte.
Una cospicua raccolta di miti si trova, come accennato, nei Veda. I Purana riuniscono leggende sulle divinità, racconti sulla nascita del mondo e storie sulle dinastie dei re indiani; nei poemi epici Mahabharata e Ramayana vengono illustrate le vite di Krishna e di Rama. La fonte principale della tradizione buddhista è il Pali-Kanon. La narrazione che si tramanda si mescola spesso a tradizioni popolari locali.
Accanto alle divinità dell’epoca vedica – Indra, Varuna, dea della saggezza e della morale, Agni, dio del fuoco, e la grande dea Durga – ve ne sono altre collegate all’induismo. Nella leggenda sulla creazione dell’universo, ad esempio, si cita il nome di Brahma. Vishnu è il dio della conservazione e si manifesta in dieci (o più) forme diverse (avatara), tra le quali le più amate sono Krishna e Rama; queste ultime, assieme a Radha e Sita, sono al centro di un gran numero di miti. L’origine e la distruzione dell’universo sono simbolizzati da Shiva; sua sposa è la dea Kali o Parvati, che compare spesso come shakti (l’energia creatrice) al suo fianco. Il dio della saggezza Ganesha, dalla testa di elefante, è strettamente legato alle tradizioni popolari indiane. La mitologia indiana si arricchì sia delle storie sulla vita del Buddha (vedi Siddhartha Gautama) e sulle sue esistenze precedenti, sia degli insegnamenti dei bodhisattva.
Oltre agli insegnamenti religiosi, i miti indiani narrano anche la storia dei cambiamenti da un secolo all’altro, della creazione e della distruzione del mondo. Questa concezione ciclica dell’esistenza permea i miti sulla cosmogonia, sulla teogonia e sull’antropogonia. Il mondo nasce da una lotta tra Intra e Vitra, dalle membra di un uomo primigenio, Purusha, grazie a Shiva o in conseguenza all’attività di Brahma. Al centro della crosta terrestre si trova il monte Meru; nel mondo sotterraneo abitano gli spiriti dei serpenti (naga) e i demoni. Alla fine di ogni secolo il vecchio universo viene distrutto dal fuoco e disperso nell’oceano cosmico, dopodiché segue la creazione di un nuovo mondo. Animali come serpenti e uccelli sono simboli di distruzione e rinascita, oppure rappresentano caratteristiche particolari. L’elefante, ad esempio, incarna la potenza e la saggezza, la scimmia simboleggia una grande ricchezza spirituale, la tigre invece incarna la forza fisica. Animali come Garuda, l’uomo-aquila che è la cavalcatura di Vishnu, il toro bianco di Shiva, Nandi, o il topo che trasporta Ganesha sono alcuni degli animali attraverso i quali gli dei mostrano la loro presenza. Dei e demoni possono assumere sembianze di animali; ad esempio, Vishnu si trasforma in un uomo-leone chiamato Narasimha, Ahnuman prende le sembianze di una scimmia e Mahisha quelle di un bufalo. Un aspetto importante della mitologia indiana è il conflitto tra il Bene e il Male, espresso con l’alternarsi sulla scena mitica di dei e demoni (asura). In molti miti si parla anche di karma (destino) e di reincarnazione, un modo per superare la rigida ciclicità di nascita e morte (samsara).
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