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Struttura articolo
Introduzione; La concezione materialistica della storia; Lo stato; Il plusvalore; Interpretazioni del marxismo; Sviluppi del marxismo
L’opera di Marx è stata interpretata in molti modi. Negli anni Ottanta del XIX secolo, all’interno del Movimento socialdemocratico tedesco si definì una netta distinzione fra un socialismo riformista e l’ortodossia marxista. Questa, negli anni della Seconda Internazionale (1889-1914), fu rappresentata da Karl Kautsky, che insisteva sull’inevitabilità del crollo del capitalismo, elaborando un parallelismo fra Darwin, scienziato della natura, e Marx, cui si deve una scienza della società basata sul materialismo storico. Un ulteriore sviluppo della dottrina marxista fu quello apportato da Lenin, che interpretò l’imperialismo come l’ultima e convulsa fase del capitalismo e indicò la necessità di trasformare la “guerra imperialista” in guerra rivoluzionaria condotta dall’“avanguardia del proletariato”, il Partito comunista. Il successo della Rivoluzione russa determinò l’egemonia di questa sintesi teorica su un’ampia parte del pensiero marxista successivo. Ridotto a una dottrina codificata e statica e a un’ideologia di stato, soprattutto a opera di Stalin, il marxismo-leninismo fu l’ambito meno fecondo del marxismo, che continuò a produrre interpretazioni di diverso ed elevato interesse (sia dalla parte riformista sia da quella rivoluzionaria), tra le quali quelle di Rosa Luxemburg, di Lev Trotzkij, degli “austromarxisti” Rudolf Hilferding e Otto Bauer, di György Lukács, di Antonio Labriola, di Antonio Gramsci. Un’originale interpretazione del marxismo-leninismo fu elaborata in Asia da Mao Zedong, il quale sostenne che sarebbero state le masse contadine il vero motore della rivoluzione mondiale.
Il marxismo ha vissuto un’imponente crescita durata quasi tutto il XX secolo, influenzando fortemente l’ambito politico e lo sviluppo di tutte le discipline sociali. In campo filosofico, l’eredità del pensiero di Marx è stata raccolta, sia pure entro differenti orizzonti progettuali, da Jean-Paul Sartre e Louis Althusser in Francia, dalla scuola di Francoforte, da Ernst Bloch e da Jürgen Habermas in Germania, da Galvano Della Volpe, Antonio Banfi e Ludovico Geymonat in Italia. Alla fine della seconda guerra mondiale la nascita delle democrazie popolari nell’Est europeo, la rivoluzione cinese e l’estendersi delle lotte anticolonialiste determinarono un’estesa affermazione delle idee marxiste. Contemporaneamente, soprattutto a causa degli sviluppi politici nei regimi comunisti, in particolare dopo la rivoluzione ungherese e la Primavera di Praga, ampi settori del mondo della cultura se ne allontanarono. Nel movimento socialista, l’ultimo partito ad abbandonare ogni richiamo al marxismo fu il Partito socialdemocratico tedesco nel congresso di Bad Godesberg nel 1959. Negli ultimi due decenni del XX secolo l’identificazione del marxismo con i regimi del “socialismo reale”, e il successivo crollo di questi ultimi, ne ha provocato una forte crisi. Tuttavia, molti sono gli studiosi che ritengono che il marxismo, persa la sua veste dottrinaria e ideologica, possa ancora essere un utile strumento nell’interpretazione dei fenomeni sociali, politici e culturali.
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