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Parchi nazionali e riserve naturali Aree sottoposte a tutela speciale da governi o istituzioni private per il loro interesse paesaggistico o scientifico, in quanto parte del patrimonio culturale di un paese o, spesso, per creare spazi ricreativi destinati alla popolazione.
L'idea di creare parchi nazionali e riserve naturali, tutelando particolari zone del territorio, si sviluppò all'inizio del XIX secolo in risposta alla crescente industrializzazione che minacciava di causare seri danni all'ambiente naturale dell'Europa occidentale e del Nord America. In favore dell'istituzione dei parchi si pronunciarono alcuni noti intellettuali: nel 1832 l'artista statunitense George Catlin richiese la tutela delle regioni selvagge degli Stati Uniti occidentali, per preservare i paesaggi che egli amava dipingere, e nel 1835 il poeta britannico William Wordsworth propose di far diventare la sua terra d'origine, il Lake District, 'una sorta di patrimonio nazionale'. In molti paesi densamente popolati esistevano già parchi e giardini pubblici, mentre alcune zone rurali erano state da tempo destinate da sovrani e nobili a riserve di caccia o possedimenti privati. In quasi tutto il mondo, comunque, esistevano ancora vaste aree poco abitate o completamente vergini, come le Grandi Pianure del Nord America, il bacino del Rio delle Amazzoni, le foreste dell'Africa subsahariana o il bush australiano. Non sembravano richiedere particolare tutela, perché erano perlopiù inaccessibili e inospitali. Il primo parco nazionale fu quello di Yellowstone, istituito dal Congresso degli Stati Uniti nel 1872 e comprendente parte del Montana, del Wyoming e dell'Idaho. Tuttavia, il termine 'parco nazionale' fu utilizzato per la prima volta nel 1879, quando fu inaugurato il Royal National Park nel Nuovo Galles del Sud, in Australia. Alla fine del XIX secolo il concetto di parco nazionale era ormai diffuso in Canada e in Nuova Zelanda, mentre i primi parchi europei furono istituiti all'inizio del nuovo secolo: il primo fu fondato in Svezia nel 1909; nel 1914 fu creato il parco nazionale dell'Engadina in Svizzera e nel 1920 il parco del Lüneburg in Germania. Nel 1922 fu inaugurato in Italia il parco nazionale del Gran Paradiso e, l'anno seguente, il parco nazionale d'Abruzzo. Da allora ne sono stati creati molti altri, soprattutto in India, in Brasile, in Australia e in Nuova Zelanda.
Oggi il termine 'parco nazionale' non è riferito soltanto ad ampi territori protetti, ma anche a zone di dimensioni più contenute, come le riserve forestali o alcune aree di particolare interesse storico, scientifico o paesaggistico. Diversamente dal passato, oltre che per tutelare il territorio e fornire spazi ricreativi ai cittadini, i parchi vengono spesso istituiti anche al fine di proteggere specie animali e vegetali che rischiano l'estinzione e di promuovere la ricerca scientifica. Nel parco nazionale Kanha, nell'India settentrionale, è stata creata, ad esempio, una riserva per la salvaguardia della tigre. Molti parchi nazionali e riserve naturali devono quindi soddisfare esigenze di tutela ambientale e, al tempo stesso, offrire al pubblico spazi ricreativi; i visitatori possono però danneggiare, anche se involontariamente, il paesaggio o interferire nell'equilibrio floristico e faunistico che il parco mira a salvaguardare. In risposta a questa minaccia, alcune zone di diversi parchi nazionali sono state del tutto chiuse al pubblico ed è stato fissato un limite al numero di visitatori che possono accedere a specifiche aree. In alcuni parchi sono stati creati sentieri e percorsi obbligati, mentre in altri sono obbligatorie le visite guidate. Con l'istituzione di parchi nazionali e riserve naturali possono entrare in conflitto altri possibili usi del territorio e delle risorse, soprattutto nelle zone relativamente isolate e scarsamente abitate, spesso soggette a tutela ambientale. Queste aree possono essere utilizzate per esercitazioni militari, come avviene in quattro dei dieci parchi nazionali in Gran Bretagna, per costruire centrali idroelettriche e nucleari, o per sfruttare economicamente risorse minerarie e forestali, come in Tasmania e nell'Isola del Sud (Nuova Zelanda), dove negli anni Ottanta i parchi nazionali furono estesi per proteggere le foreste pluviali dal disboscamento. In diversi paesi avviene che agricoltori, cacciatori o cercatori di minerali si introducano nelle aree protette. Negli anni Settanta e Ottanta la sopravvivenza degli elefanti nei parchi africani fu minacciata dalla caccia di frodo e nel parco nazionale dell'Amazzonia, in Brasile, le comunità locali si scontrano spesso con cercatori di minerali. Nei parchi dove l'attività estrattiva e la produzione di energia elettrica e altre attività su larga scala sono permesse, esiste un controllo attento e dispendioso volto a contenere al minimo l'inquinamento e il degrado ambientale. Salvaguardare i paradisi naturali o le aree d'interesse culturale e scientifico è problematico soprattutto in paesi dove i governi e i gruppi di pressione considerano spesso troppo onerose o impopolari le proposte che possono impedire uno sviluppo economico. In quest'ambito sono importanti gli interventi di organizzazioni quali l'UNESCO, l'UNEP (United Nations Environment Programme) e la FAO, che sostengono anche finanziariamente i parchi nazionali e le riserve naturali. L'UNESCO ne ha nominati molti parte del patrimonio mondiale. I parchi nazionali sono proprietà dei governi nazionali e federali, ma possono essere gestiti anche da enti statali, come avviene per i parchi regionali italiani, da privati o da associazioni di volontari.
Le Aree Marine Protette (AMP) sono gli ambienti marini costituiti dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti, che presentano un rilevante interesse per le loro caratteristiche naturali, con particolare riguardo alla flora e alla fauna, e per l’importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono. Il principale obiettivo di un’AMP è la conservazione degli equilibri naturali e la protezione dei valori biologici ed ecologici, grazie al mantenimento della diversità biologica e genetica, alla protezione degli habitat e delle aree di riproduzione. Per ottenere questo risultato è necessario ricercare il consenso delle comunità coinvolte, sostenendo e valorizzando le attività produttive compatibili con l’equilibrio naturale e sviluppando programmi di educazione ambientale. L’Unione Europea tutela alcuni ambienti marini mediterranei, quali la prateria di Posidonia, le lagune, gli stagni e le dune. In Italia, le AMP costituiscono da decenni una questione dibattuta che ha portato alla promulgazione di due leggi nazionali (979/82 “Disposizioni sulla difesa del mare” e 394/91 “Legge quadro sulle aree protette”) e alcune regionali. A tutto il 2000, sono state istituite, in Italia, diverse AMP. Le più note, quella di Miramare a Trieste, gestita dal WWF, e quella dell’isola di Ustica, gestita dal Comune, presentano una sufficiente struttura scientifica ed organizzativa. Per gran parte delle altre, tra le quali l’isola di Tavolara, il promontorio di Portofino, punta Campanella, Porto Cesareo, la penisola del Sinis, le Cinque Terre, Ventotene, manca ancora un regolamento, soprattutto a causa della complessità dell’iter legislativo e di difficoltà gestionali. Nautica da diporto, attività subacquea, pesca professionale e pesca sportiva rappresentano le attività economiche di maggior impatto in un’Area Marina Protetta. Mentre sembra positivamente risolto il possibile contrasto tra tutela ambientale e gestione delle attività subacquee e della piccola pesca, la nautica da diporto, in grande espansione nel Mediterraneo, rappresenta ancora un punto critico con il quale sarà necessario trovare rapidamente un equilibrio.
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