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Capuana, Luigi

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Luigi CapuanaLuigi Capuana
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Introduzione

Capuana, Luigi (Mineo, Catania 1839 - Catania 1915), scrittore e critico italiano, pioniere del verismo, del quale fu il massimo teorico. Nel 1857 Capuana si iscrisse, per volontà del padre, alla facoltà di giurisprudenza all'università di Catania, ma nel 1860 rinunciò agli studi. All’università approfondì la conoscenza dei classici della letteratura italiana e prese parte al dibattito politico sull’unità d’Italia, impegnandosi attivamente per la costruzione del nuovo Stato unitario.

Nel 1863 si trasferì a Firenze, dove risiedette fino al 1868. Nella città toscana, allora capitale del regno, intessé relazioni con gli ambienti letterari e partecipò alle discussioni sulla possibilità di dar forma a una letteratura del “vero”; dal 1865 lavorò anche come critico teatrale a “La Nazione”. Nel 1868 dovette tornare per alcuni anni in Sicilia. Nel 1875 si trasferì a Milano, dove collaborò al 'Corriere della Sera' come critico letterario e teatrale. A partire dal 1880 visse in prevalenza a Roma e a Catania, dove tornò definitivamente nel 1902, chiamato dalla locale università a insegnare lessicografia e stilistica.

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La carriera letteraria

Come Giovanni Verga, Capuana fece della Sicilia e del mondo siciliano lo sfondo e la materia centrale di quasi tutti i suoi romanzi e novelle. Nel 1877 pubblicò Profili di donne, la prima raccolta di novelle, dai toni fortemente romantici, in cui evidente è l’interesse per la psicologia femminile, che si ritroverà anche nelle novelle raccolte in Le appassionate (1893) e in Le paesane (entrambe del 1894).

Il primo romanzo fu Giacinta (apparso nel 1879 e ripubblicato, con molte modifiche, anche linguistiche, nel 1886), come nelle successive opere di narrativa, Capuana seguì la tradizione naturalista di Emile Zola, trattando personaggi e avvenimenti con distacco, alla stregua di casi clinici, utili a illustrare scientificamente le condizioni sociali. Spesso però le preoccupazioni teoriche vanno a scapito della spontaneità della narrazione.

Nel 1882 uscì il volume di fiabe C'era una volta, per le quali attinse ampiamente al repertorio del folclore siciliano, come fece per le fiabe di Il raccontafiabe (1894). Nel 1891 apparve il romanzo Profumo, mentre risale al 1901 la pubblicazione del romanzo più famoso di Capuana, Il marchese di Roccaverdina, al quale lo scrittore lavorava da vent'anni: è la storia di un proprietario terriero innamorato di una contadina, alla quale ha fatto sposare un suo fattore sotto giuramento che il matrimonio non sarebbe stato consumato; un giorno il sospetto che il giuramento sia stato infranto lo spinge ad assassinare il fattore, ma il rimorso del delitto lo perseguiterà angosciosamente per il resto dei suoi giorni.

Capuana si impegnò anche nel teatro, con un adattamento di Giacinta e alcuni drammi in dialetto riuniti in cinque volumi dal titolo Teatro dialettale siciliano (1910-1921). I suoi importanti saggi di critica letteraria sono raccolti in Studi sulla letteratura contemporanea (1880), Per l’arte (1895) e Gli 'ismi' contemporanei (1898).

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