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Struttura articolo
Introduzione; Nascita di un campione; Una straordinaria carriera; Un campione forte e fragile ; Un mito dal profilo affilato
Dopo un lento declino iniziato verso la metà degli anni Cinquanta e protrattosi tristemente anche per l’incapacità di Coppi di staccarsi dal mondo delle corse, tragica, infine, fu la sua prematura scomparsa. Nel dicembre del 1959, di ritorno da un viaggio nell’Alto Volta (l’attuale Burkina Faso), dove aveva partecipato a una kermesse ciclistica, venne colpito da una forma di malaria. La malattia, che sarebbe stata forse curabile con una banale dose di chinino, non venne tuttavia diagnosticata in tempo e nel giro di pochi giorni stroncò il fisico del campione, che morì all’ospedale di Tortona il 2 gennaio 1960. Sotto l’aspetto strettamente sportivo Fausto Coppi può essere considerato l’inventore del ciclismo moderno per aver introdotto nella disciplina, fino a quel tempo praticata all’insegna di una fantasiosa improvvisazione, nuovi metodi di preparazione, di alimentazione e di organizzazione da vero professionista del pedale. Più in generale, la vicenda sportiva e umana di Fausto Coppi è stata da tempo consegnata al mito: anche le giovani generazioni, e non soltanto quelle che ancora possono conservare negli occhi e nella memoria il profilo affilato del campione che si stacca in salita, restano ancora affascinate dalla sua storia che, come in un romanzo, racconta di glorie, di tristezze, di rabbie e di passioni.
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