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Introduzione; Origini del conflitto; Cause dirette; Il conflitto serbo-croato; La guerra in Bosnia-Erzegovina; Gli accordi di Dayton e il bilancio della guerra; Il bilancio del conflitto iugoslavo; Nuovi scenari di guerra
Guerra civile iugoslava Sanguinosa guerra civile che oppose tra loro i gruppi etnici serbi, croati e musulmani, combattuta su più fronti tra il 1991 e il 1995 nel territorio della ex Repubblica federale socialista di Iugoslavia all’indomani della sua disintegrazione.
Le origini del conflitto hanno radici lontane, radicate in millenni di conflittualità etniche e religiose, di disparità di ordine economico e sociale, di frammentazione culturale e linguistica che hanno contribuito a rendere la regione un focolaio di tensioni sempre pronte a scoppiare.
La popolazione della Federazione (secondo un censimento del 1988) era costituita per il 36% da serbi (prevalentemente nella Repubblica serba), per il 20 da croati (nella Repubblica croata), per il 9 da bosniaci (nella Repubblica della Bosnia-Erzegovina e in Macedonia), per l’8 da sloveni (nella Repubblica slovena), per il 7 da albanesi (prevalentemente in Macedonia e nella provincia autonoma del Kosovo, in Serbia), per il 6 da macedoni (nella Repubblica di Macedonia), per il 2,6 da montenegrini (nella Repubblica del Montenegro), più minoranze di ungheresi (nella provincia della Vojvodina, in Serbia), italiani (in Slovenia), bulgari e turchi (in Macedonia e in Bosnia). Il 36% della popolazione era di religione ortodossa (soprattutto in Serbia), il 29 cattolica (in Slovenia e in Croazia) e il 14 musulmana (soprattutto in Bosnia e nel Kosovo). La Repubblica bosniaca si presentava come la più composita: il 43% della popolazione, musulmana, si concentrava nelle città, il 31% era formata da serbi nelle campagne orientali e il resto da croati lungo le coste adriatiche a sud.
La storia del Regno dei serbi, croati e sloveni (o Iugoslavia), entità statale sorta dopo la prima guerra mondiale dall’aggregazione della Serbia con i territori slavi meridionali appartenuti all’impero austroungarico, era già stata segnata dalle rivalità e dai conflitti tra i vari gruppi etnici e religiosi, acuiti anche dalle tendenze egemoniche della stessa Serbia nell’ambito della federazione. Gli odi esplosero nel corso della seconda guerra mondiale, quando il paese fu smembrato dai tedeschi per costituire, in Croazia, uno stato fascista governato da Ante Pavelić, il dittatore che condusse una politica di sterminio nei confronti dei serbi. Il ricordo dei massacri compiuti dagli ustascia croati, e quindi dai cetnici serbi, gli uni ai danni degli altri era perciò ancora vivo all’inizio degli anni Novanta. L’impossibile riconciliazione sembrò realizzarsi per opera del croato Josip Broz, detto Tito, durante la lotta di resistenza contro gli invasori tedeschi e italiani: alla fine della guerra egli costituì la Repubblica federale socialista di Iugoslavia, formata da sei repubbliche (Serbia, Croazia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Montenegro) e due regioni autonome (Vojvodina e Kosovo).
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