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Pellegrinaggio Termine, derivato dal latino peregrinatio (“viaggio in terra straniera”), che indica la consuetudine di recarsi, seguendo rituali prescritti, presso un santuario o un luogo sacro per devozione o per penitenza. Il pellegrinaggio è una pratica antica, testimoniata presso numerose popolazioni, di tutte le fedi religiose. Già presso gli antichi Egizi sono documentati pellegrinaggi in massa, come quello a Bubasti descritto da Erodoto. In Palestina i pellegrini affluivano al Tempio di Gerusalemme in occasione della Pasqua, della Pentecoste e della festa dei Tabernacoli (vedi Ebraismo: La tradizione rabbinica e il culto); in India è tuttora viva la tradizione del pellegrinaggio al fiume sacro Gange, mentre in Giappone tra i pellegrinaggi più importanti vi era quello al tempio della dea Amaterasu. Nel mondo classico pagano il pellegrinaggio non aveva carattere meramente devozionale, ma era piuttosto rivolto al raggiungimento di determinati scopi, ad esempio ottenere responsi da oracoli oppure guarigioni miracolose. Nell’antica Grecia erano mete di pellegrinaggio templi e tombe di eroi; in età romana i pellegrini si recavano ai santuari di divinità quali Giove e Diana.
A partire dal 313 d.C., anno dell’editto di Costantino, l’usanza del pellegrinaggio, perlopiù individuale, a Gerusalemme, divenne una consuetudine; la diffusione del culto dei santi Pietro e Paolo, fondatori della Chiesa cristiana martirizzati a Roma, fece poi della capitale dell’impero un altro luogo eletto di pellegrinaggio devozionale.
In epoca medievale il fenomeno del pellegrinaggio si intensificò, orientandosi verso le principali mete del mondo cristiano. L’Europa fu percorsa da una moltitudine di pellegrini disposti ad affrontare strade sconosciute, fitte di pericoli e incognite, affidandosi alla protezione divina. Il pellegrinaggio divenne metafora del cammino dell’uomo lungo la via della liberazione dal male e dal peccato. La stessa Chiesa suggerì, per i pellegrini in cammino, preghiere speciali e duri sacrifici dalle esplicite finalità espiatorie, e impose il pellegrinaggio agli omicidi e ai colpevoli di peccati gravi a titolo di penitenza e di espiazione delle colpe. Tre erano le mete principali dei pellegrini medievali: Roma, alla quale si giungeva percorrendo la via Francigena; Santiago de Compostela, dove erano custodite le spoglie dell’apostolo Giacomo, che si raggiungeva passando per Arles e Tolosa e valicando i Pirenei; la Terra Santa, in particolare Gerusalemme, dove i pellegrini ripercorrevano e commemoravano la storia di Cristo. Questi viaggi richiedevano la presenza di luoghi di ospitalità e di conforto, soprattutto in corrispondenza dei punti più impervi lungo il tragitto: ospizi creati appositamente per i bisogni del pellegrino da ordini ospitalieri quali i Templari e i Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme.
Alcuni “segni” (signa peregrinationis) permettevano al pellegrino di essere riconosciuto ovunque: la bisaccia, che rimandava simbolicamente ai principi di carità e povertà, e il bordone, lungo bastone dalla punta metallica che aiutava nel cammino e poteva essere usato anche come arma di difesa contro eventuali briganti. La benedizione in chiesa della borsa e la consegna del caratteristico bastone conferivano alla partenza la connotazione di un vero e proprio rituale. I pellegrini portavano anche alcuni simboli particolari che indicavano i diversi itinerari compiuti: la conchiglia era segno distintivo di chi tornava da Santiago; la chiave indicava chi si era recato presso il sepolcro di Pietro, a Roma; la palma infine contrassegnava il pellegrino di ritorno dalla Terra Santa.
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