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Introduzione; La civiltà di La Tène; Armi e armature; Specchi; Gioielli; Bacili e situlae; Lavorazione della pietra; Sculture lignee; Ceramica; Il contributo cristiano
Arte celtica Produzione artistica e artigianale della civiltà dei celti, fiorita nell'Europa centrale e occidentale per oltre un millennio. I celti erano un gruppo di popolazioni piuttosto eterogenee che abitavano le zone temperate dell'Europa durante l'età del Ferro. Esistono tracce di una lingua comune, che attestano l'esistenza di una cultura uniforme in tempi molto remoti, e tuttavia il nome kéltoi per indicare queste genti fu usato solo a partire dal VI secolo a.C. dagli scrittori greci, che li denominarono anche galati. In età romana furono chiamati galli. Benché il periodo di maggior sviluppo dell'arte celtica sia stato collocato tra il V secolo a.C. e il IX secolo d.C., tali date sono ancora incerte, in quanto ne sopravvissero esempi per una buona parte del Medioevo. La longevità di questa tradizione, che abbracciò diverse forme espressive e i cui risultati migliori furono raggiunti nella lavorazione dei metalli e della pietra, nonché nella miniatura di manoscritti, è dovuta in gran parte alla versatilità dei disegni decorativi. Gli artigiani ricorsero a un repertorio di motivi piuttosto limitato (nodi, intrecci, spirali e chiavi), riproducendoli su una grande quantità di oggetti, dalle spade ai supporti per i carri, dai manoscritti cristiani alle teche per l'uso ecclesiastico. Riguardo all'arte celtica non sono pervenute notizie precise: alcuni esperti hanno preso come punto di riferimento la cultura di Hallstatt del periodo D (VI secolo ca. a.C.), altri hanno notato l'esistenza di una relazione più stretta con la civiltà di La Tène (V-I secolo a.C.), dal nome del sito archeologico scoperto nell'Ottocento nei pressi del lago svizzero di Neuchâtel.
La civiltà di La Tène durò per un periodo di oltre 400 anni, distinti secondo una suddivisione elaborata negli anni Quaranta e basata sull'individuazione di quattro tendenze principali: lo stile arcaico, lo stile di Waldalgesheim, lo stile plastico e lo stile delle spade. Tale ripartizione ha mero carattere indicativo, perché i diversi orientamenti si sovrappongono dal punto di vista cronologico e presentano notevoli differenze da regione a regione. Il cosiddetto stile arcaico, nato probabilmente dopo il 480 a.C., è documentato dai reperti rinvenuti nelle tombe di alcuni capi in Germania e in Francia, che in generale mostrano una predilezione per i motivi decorativi classici e orientali, come i fiori di loto, le palmette e le foglie d'acanto. Ad esempio a Reinheim e a Rodenbach sono stati rinvenuti preziosi torque e braccialetti in oro, ispirati ai modelli greci ed etruschi, mentre i tumuli funerari di Klein Aspergle e Basse-Yutz celavano splendidi recipienti in bronzo. Lo stile di Waldalgesheim, che fiorì dopo il 350 a.C. e prese il nome da un luogo di importanti ritrovamenti archeologici non lontano da Bonn, coincide con l'epoca dell'espansione celtica in Grecia e in Italia. Nei reperti risalenti a quel periodo sono evidenti i progressi nel campo della gioielleria e degli accessori per i carri. Dopo il 290 a.C. gli artisti accentuarono le caratteristiche tridimensionali nelle loro composizioni, con uno stile più plastico, che interessò anche la rappresentazione di figure umane e animali. Questo stile in cui, sebbene la lavorazione risenta ancora delle suggestioni classiche, i canoni antichi vengono interpretati con maggiore libertà e originalità, è anche detto vegetale per la predominanza di disegni ispirati alle piante e soprattutto per la preferenza data a un particolare motivo a viticcio. Diffusosi dopo il 190 a.C., lo stile delle spade è associato alle incisioni che arricchiscono le impugnature e i foderi di alcune spade. In contrasto con le forme elaborate e figurative dello stile plastico, i nuovi motivi erano piatti, lineari e astratti. Benché alcuni studi indichino l'Ungheria come principale centro di irraggiamento, si sono rinvenuti esemplari molto significativi anche in altre zone. Probabilmente l'arte della cultura di La Tène derivò dall'incontro di tre tendenze: l'arte classica del bacino mediterraneo, lo stile geometrico originario dell'area di Hallstatt e, anche se in misura minore, alcuni tratti orientali, forse provenienti dall'Anatolia persiana e dalle aree occupate dagli sciti. Malgrado la sede di fioritura dell'antica arte celtica fosse l'Europa centrale, molti elementi tipici dello stile filtrarono tuttavia in numerose altre zone, comprese la penisola iberica e le isole britanniche. In seguito, quando l'impero romano si espanse in tutto il continente europeo, l'asse della produzione celtica si spostò: se le tradizioni dell'Europa centrale e orientale degenerarono in una sorta di classicismo provinciale, le caratteristiche più tipiche dell'arte celtica continuarono a sopravvivere ai margini occidentali dell'Europa.
La maggior parte dei reperti risalenti al periodo di La Tène è costituita da accessori cerimoniali o oggetti sacrificali dedicati a laghi, fiumi e paludi. Le armature cerimoniali erano tra gli oggetti più usati come offerte votive. Tra gli esempi più interessanti figurano due elmi provenienti dall'antica Gallia, uno ritrovato in una grotta ad Agris e l'altro recuperato dalla Senna nei pressi di Amfreville. Entrambe le testimonianze sono state datate al IV secolo a.C. e presentano un'originale forma a 'berretto da fantino'. In origine i due elmi erano coperti da foglie d'oro, ornati da volute e intarsiati con corallo e vetro colorato. Nella produzione delle spade, i celti riuscirono a raggiungere un equilibrio tra funzionalità e ostentazione. I guerrieri combattevano infatti con spade lunghe e pesanti, per le quali erano necessarie else di notevoli dimensioni, su cui dunque si concentrava la decorazione. L'impugnatura poteva essere rivestita con foglie d'oro o intarsiata con materiali preziosi quali l'ambra e l'avorio, e negli esemplari più tardi l'elsa presenta non di rado caratteri antropoidi, con il pomo formato da una testa umana. Anche i foderi erano spesso ornati da ricche incisioni, perlopiù di viticci o di coppie di curve a S, simili a dragoni. Poiché i guerrieri erano orgogliosi dei loro cavalli quanto lo erano delle armi, gli artigiani producevano sfarzosi ornamenti per i carri e per le redini, ricorrendo spesso a smalti colorati e lavorati con la tecnica champlevé, che forse proprio loro avevano inventato.
Nelle tombe delle donne sono stati ritrovati numerosi esempi di gioielli e oggetti di uso domestico. Alcuni degli articoli di migliore fattura sono rappresentati da specchi reniformi derivati da modelli etruschi e molto diffusi soprattutto nella Britannia romana. Ci è pervenuta una trentina di esemplari risalenti all'epoca dell'occupazione romana, la maggior parte dei quali presenta elaborati motivi a intreccio. I manufatti più modesti, quali gli utensili a cucchiaio ritrovati in alcune località britanniche, erano invece abbelliti sul retro e sui manici da splendide incisioni.
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