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Chemioterapia

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ChemioterapiaChemioterapia
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3.2

Antimetaboliti

Un secondo gruppo di farmaci antitumorali è costituito dagli antimetaboliti, sostanze che, grazie alla loro struttura chimica analoga a quella di molecole essenziali per il metabolismo cellulare, entrano in competizione con queste e interferiscono con il metabolismo stesso. Molti di questi farmaci, in particolare, alterano la produzione o l'incorporazione nel DNA delle basi azotate appartenenti sia alla categoria delle purine (adenina e guanina) sia a quella delle pirimidine (timina e citosina). Fra questi chemioterapici vi sono il metotrexate e l'aminopterina, utilizzati per trattare la leucemia linfoblastica, il linfoma di Burkitt (comune fra i bambini in Africa) e altri tipi di linfomi. Questi farmaci possono talvolta risultare efficaci anche nel trattamento dei tumori della testa e del collo.

3.3

Analoghi della purina e della pirimidina

Un terzo gruppo è costituito dagli analoghi della purina e della pirimidina, comprendenti la 6-mercaptopurina, la 2-amino-6-mercaptopurina e il 5-fluoruracile. Queste sostanze sono formate da molecole che, sostituendosi a quelle delle basi azotate durante il processo di sintesi del DNA, bloccano quest'ultimo e impediscono la proliferazione delle cellule. Si tratta di farmaci comunemente usati per la terapia della leucemia e di alcuni linfomi.

3.4

Antibiotici citotossici

Infine, un quarto gruppo è costituito dagli antibiotici citotossici (come la mitomicina) e dagli alcaloidi vegetali. Gli antibiotici citotossici inibiscono l'azione dell’RNA (acido ribonucleico), ossia dell'acido nucleico che interviene nel processo di sintesi delle proteine. Questi farmaci sono molto usati, ad esempio, nella terapia del nefroblastoma (o tumore di Wilms), che colpisce il rene e, talvolta, in alcuni tumori del testicolo. Gli alcaloidi vegetali bloccano la mitosi; essi comprendono, ad esempio, la vinblastina e la vincristina, isolate dalla pervinca (Vinca rosea) e usate prevalentemente per il linfoma di Hodgkin e la leucemia linfoblastica; il taxolo, estratto dal tasso (Taxus baccata) e applicato ai tumori dell’utero; la colchicina, derivante dal colchico (Colchicum autumnale).

3.5

Composti ad azione ormonale

Hanno azione antitumorale anche alcuni farmaci ad azione ormono-simile, che cioè sono in grado di simulare l’effetto degli ormoni naturali cui alcuni tipi di cellule tumorali sono sensibili. Ad esempio, gli ormoni femminili estrogeni favoriscono lo sviluppo delle cellule tumorali in caso di cancro della mammella; il composto denominato tamoxifen compete con gli estrogeni e si lega al posto di questo alle cellule, senza stimolarne però la moltiplicazione. Risulta invece ancora controversa l’effettiva efficacia antitumorale di trattamenti basati sull’uso contemporaneo di farmaci ad azione ormonale, come la cosiddetta multiterapia a base di somatostatina, octreotide (simile alla somatostatina), melatonina e retinoidi (derivati della vitamina A).

3.6

Altri antitumorali

Nel corso dei trattamenti è possibile ricorrere ad altri tipi di farmaci chemioterapici, come l'idrossiurea, la procarbazina e la L-asparaginasi, che agiscono inibendo la crescita della cellula tumorale. L'interferone, normalmente prodotto dalle cellule infettate da virus, blocca la mitosi nelle cellule sensibili, ma i dettagli del suo meccanismo d'azione non sono ancora noti. Altra terapia, attualmente in fase sperimentale, riguarda l’impiego di angiostatina e endostatina, due composti indicati come inibitori dell’angiogenesi. Queste proteine, infatti, hanno mostrato in modelli sperimentali la capacità di inibire la proliferazione di nuovi vasi sanguigni all'interno della massa tumorale che, incapace di ricevere un adeguato apporto nutrizionale, arresta la propria crescita. Rivelatesi efficaci anche nel rallentare la comparsa di metastasi, tali composti potranno rappresentare in un prossimo futuro un utile complemento alle più tradizionali terapie.

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