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Introduzione; I sistemi sociali premoderni; Le classi secondo Marx; La concezione sociologica americana; L’uso comune odierno e la società postindustriale
Classe sociale Espressione con cui si indica un insieme di individui che condividono una posizione simile nella società. Tuttavia, nelle scienze sociali il concetto di classe è interpretato in modi diversi, a seconda che si ritenga la classe un organismo più o meno strutturato e più o meno capace di azione unitaria. Una prima accezione del termine, predominante nella sociologia europea, indica i singoli gruppi sociali storicamente determinati dall’evoluzione del mercato, in particolare quello del lavoro, e dai rapporti di produzione e di scambio; una seconda accezione, predominante nella sociologia americana, indica gli strati presenti nella società moderna, distinguibili in base al reddito, al prestigio, allo stile di vita, all’istruzione ecc. Nel primo caso, l’appartenenza dei singoli individui alla classe è considerata indipendente dalla loro volontà e determinata dalla situazione storica e ambientale; nel secondo caso essa è frutto quasi esclusivo dell’iniziativa individuale. Vedi anche Stratificazione sociale.
Sia in un’accezione sia nell’altra, il concetto di classe, in quanto proprio della società moderna, si distingue da altri termini indicanti raggruppamenti sociali, determinati da fattori diversi dai rapporti di produzione e pertinenti a società premoderne (anche se in taluni casi parzialmente sopravvissuti in età moderna).
La società dell’antica Roma repubblicana, analogamente a quella dell’antica Atene, era formalmente suddivisa, secondo il censo, in ordini: l’ordine senatorio, al quale appartenevano le famiglie più antiche, in origine le uniche che possedessero terre (vedi Patrizi); l’ordine equestre (cavalieri), originariamente composto dai cittadini in grado di mantenere un cavallo in caso di guerra, al quale appartenevano coloro che si erano arricchiti con l’artigianato e con il commercio; e il resto del popolo, formato anticamente, insieme con i cavalieri, dai plebei e in seguito ampliatosi a dismisura. L’appartenenza a un ordine o a un altro comportava, almeno fino alla rivoluzione di Caio Giulio Cesare, obblighi e diritti sociali diversi.
Secondo l’attribuzione di diritti diversi per nascita o per concessione di feudatari superiori, nella società feudale dell’Europa occidentale si prendevano in considerazione quelli che sotto la monarchia francese erano detti “stati” e in Germania “ordini”: la nobiltà o aristocrazia; il clero; e il Terzo Stato, grosso modo equiparabile alla borghesia. Restavano esclusi da questi ordini i servi della gleba e in genere coloro che, con il passaggio alla società industriale, sarebbero divenuti, secondo Marx, il proletariato: dai socialisti del XIX secolo queste masse erano chiamate anche “Quarto Stato”.
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