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Risultati di Windows Live® Search Dandolo, Enrico (Venezia 1107 ca. - Costantinopoli 1205), ammiraglio e doge di Venezia (1192-1205); con la sua politica lungimirante, culminata nel controllo della quarta crociata, rese Venezia la più grande potenza commerciale della cristianità. Membro di una delle famiglie più illustri della città, nel 1173 fu inviato come ambasciatore alla corte di Bisanzio, presso l'imperatore Manuele I Comneno e nel 1174 divenne ambasciatore presso il re di Sicilia. Eletto doge nel 1192, con la promissione ducale si impegnò a osservare i limiti dell'autorità dogale; anziano e colpito da cecità, si dimostrò comunque un abile politico. Pubblicò la prima raccolta di leggi civili, riformò il sistema monetario e promosse il commercio con l'Oriente. Intraprese una guerra di due anni contro Pisa, con cui assicurò a Venezia la libertà di navigazione nell'Adriatico, minacciata dal blocco pisano del Canale di Otranto; nel 1202 cedette le navi veneziane per il trasporto dei partecipanti alla quarta crociata, e in cambio del nolo, dal momento che i crociati non erano in grado di pagare anticipatamente, li persuase ad attaccare Zara, una città sulla costa dalmata, sotto il dominio del re d'Ungheria, che si era già più volte scontrata con Venezia. Dopo aver saccheggiato la città, Dandolo fu scomunicato dal papa per aver fatto combattere cristiani contro cristiani. Questo non impedì però al doge di portare avanti i propri progetti espansionistici: sotto il suo comando la flotta armata partì con i crociati per il Bosforo e cinse d'assedio Costantinopoli, che cadde nel 1203. I quattro cavalli di bronzo che attualmente si trovano nella basilica di San Marco a Venezia facevano parte del bottino. Dandolo rinunciò al titolo di imperatore, e, 'signore di una quarta parte e mezza dell'Impero romano', assicurò a Venezia il controllo economico dell'impero latino, costituito sulle rovine di quello bizantino.
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