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Decostruzionismo Corrente critica del Novecento che nega al linguaggio la possibilità di esprimere significati univoci, assoluti e afferma al contrario la necessità di analizzare qualsiasi testo – letterario, filosofico, culturale in senso lato – facendone emergere i conflitti interni e decifrando alcuni dei suoi molteplici, possibili significati. Strettamente legato allo strutturalismo e al poststrutturalismo, il decostruzionismo trova applicazione soprattutto nell'ambito linguistico-letterario, ma anche in filosofia, antropologia, psicologia.
Le origini del decostruzionismo, affermatosi negli anni Settanta, sono da ricercarsi nel pensiero del filosofo francese Jacques Derrida, che negli anni Sessanta ne formulò i principi in opere come Della grammatologia e La scrittura e la differenza (entrambe pubblicate nel 1967). Il lavoro di Derrida poggiava da una parte sui principi filosofici di Heidegger e Nietzsche, che avevano messo in discussione la validità di concetti quali verità, conoscenza e identità, e sulla teoria psicoanalitica di Freud, che aveva contestato l'esistenza di un io assoluto; dall'altra attingeva alle teorie linguistiche di Ferdinand de Saussure: la distinzione fra langue (lingua intesa come sistema di segni) e parole (atto linguistico individuale reso possibile dalla langue), e il concetto di linguaggio come sistema di segni che, privi di significato in sé, lo assumono esclusivamente nelle loro relazioni reciproche, manifestando un'irriducibile frattura tra significante e significato, ossia tra le parole e le cose.
Partendo da tali premesse Derrida affermò che 'il n'y a pas de hors-texte' ('non c'è nulla al di fuori del testo'), vale a dire che non c'è significato al di fuori del linguaggio stesso, non è possibile uscire dal linguaggio per scoprirne il 'reale' significato. Pertanto nessun testo può contenere significati in sé assoluti ma soltanto significati multipli, ottenuti tramite il jeu (gioco) del linguaggio. Il significato è incessantemente differito, presente soltanto come traccia di tutti i possibili significati assenti, e tutto il linguaggio è metaforico poiché fa riferimento a qualcosa che non c'è.
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Le 'opposizioni binarie'
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La critica decostruzionista mira dunque a mettere in luce alcune delle forze in conflitto nel testo e a smontare ('decostruire') gli espedienti – spesso estranei alle intenzioni stesse dell'autore – che esso utilizza per rivendicare a sé legittimità e valore di verità. Inoltre cerca di destabilizzare la gerarchia di significati derivante dalle 'opposizioni binarie' messe in campo dal linguaggio, ad esempio le coppie parlato e scritto, natura e cultura, maschile e femminile, nelle quali uno dei due termini si definisce come norma dalla quale l'altro devia. Una lettura decostruttiva non cercherà di fissare significati, ma soltanto di collocare i testi in relazione reciproca e di individuarne l'aporìa, ossia l'impossibilità di esprimere un significato trasparente e definitivo.