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Desertificazione Fenomeno di progressivo degrado del suolo che avviene nelle zone a clima arido, semiarido e subumido, risultante da una combinazione di fattori climatici e antropici. Il suolo si impoverisce progressivamente delle sue proprietà chimico-fisiche che lo rendono fertile e lavorabile, fino al punto da non riuscire a sostenere l’insediamento di comunità animali e vegetali e, quindi, l’equilibrio dell’ecosistema e la realizzazione di pratiche agronomiche. La desertificazione di un territorio non va confusa con l’espansione dei deserti, ossia la desertizzazione, poiché la 'sterilizzazione' del terreno che si riscontra nel primo caso può verificarsi anche in aree fortemente irrigate o situate a latitudini lontane dalle regioni desertiche.
Il processo di degradazione del suolo deriva da una complessa interazione di fattori diversi, naturali e antropici; si ritiene però che, nell’avvio del processo di desertificazione, rilevante siano le conseguenze di una errata gestione del terreno; con ciò si comprende, in senso ampio, l’impiego di sistemi di coltivazione non adeguati alle condizioni climatiche e alle caratteristiche del suolo, lo sfruttamento scorretto delle risorse idriche, l’abbattimento della vegetazione (la deforestazione, che favorisce, tra l’altro, l’azione erosiva del vento e il dilavamento delle sostanze minerali presenti nel terreno), l’eccessiva pressione di pascolo (grazing) operata dagli erbivori di allevamenti zootecnici.
La desertificazione si manifesta con la diminuzione o la scomparsa della produttività e biodiversità delle terre coltivate, sia irrigate che non, delle praterie, dei pascoli, delle foreste o delle superfici boschive. Quando il carico di bestiame è superiore a quello che i pascoli possono sostenere, alle specie vegetali perenni si sostituiscono specie annuali e arbusti di cui il bestiame non si ciba; le specie erbacee regrediscono; il calpestio degli animali altera irreversibilmente la superficie del terreno; infine, il suolo resta esposto all'azione erosiva dei venti e delle acque. I terreni che non vengono lasciati riposare (cioè che non vengono lasciati incolti o a maggese per lunghi periodi), quelli che vengono lavorati troppo in profondità con mezzi meccanici e quelli coltivati a monocoltura, perdono progressivamente la propria fertilità e possono andare soggetti a fenomeni di erosione. Agli inizi degli anni Trenta, vaste aree delle praterie semiaride delle Grandi Pianure, negli Stati Uniti, vennero arate in profondità per avviare la coltivazione estensiva dei cereali. Quando le Grandi Pianure, nel 1931, furono colpite dalla siccità, l'erosione eolica produsse violentissime tempeste di sabbia. Una serie di avvenimenti catastrofici, in particolare la grave siccità, ha colpito il Sahel dal 1968 al 1974. La stessa sorte è toccata alle aree circostanti Ouagadougou, nel Burkina, Dakar, nel Senegal, e Khartoum, nel Sudan.
Il problema della desertificazione fu trattato per la prima volta in modo globale nel 1956 quando, a Rio de Janeiro, si tenne il convegno dell’Unione internazionale dei geografi; il termine “desertificate” designava in quella sede le regioni tropicali dell’Africa soggette a un uso non corretto delle risorse. Successivamente si tennero i meeting di Montreal del 1972 e di Mosca del 1976. Nel 1977 ebbe luogo a Nairobi la Conferenza delle Nazioni Unite sulla Desertificazione. A partire dal 1984, il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (Unep) ha promosso e coordinato diverse iniziative volte a prevenire e arginare il fenomeno della desertificazione. Nel 1992, fu adottata la 'Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta contro la desertificazione, nei paesi gravemente colpiti dalla siccità e/o dalla desertificazione, in particolare in Africa'. I paesi membri si sono riuniti per la prima sessione della Conferenza delle Parti (COP) a Roma nel 1997. La Convenzione prevede, tra i diversi organi costituenti, uno strumento finanziario. Di desertificazione si occupano anche varie agenzie ONU tra le quali FAO, il Programma ONU per lo Sviluppo (UNDP), l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, UNEP, UNESCO. Secondo le Nazioni Unite, sono circa 110 i paesi colpiti da desertificazione: sarebbero a rischio di desertificazione il 70% delle terre aride coltivabili, pari a circa il 30% del totale delle terre emerse. Il problema è particolarmente grave in Africa e nei Paesi in via di sviluppo di Asia, America Latina e Caraibi, ma anche Stati Uniti, Australia, Europa meridionale e orientale sono interessati al fenomeno. Ad esempio, il 33% della superficie dell'Europa è minacciato dalla desertificazione, mentre il 10% e il 31% delle terre italiane sono, rispettivamente, a forte e a medio rischio di erosione (dati della Commissione europea per l'ambiente). Secondo il Ministero dell’Ambiente, che presiede il Comitato Italiano di lotta alla desertificazione, circa il 27% del territorio è minacciato da processi di inaridimento dei suoli. In particolare, il Mediterraneo settentrionale (Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, Turchia) è colpito da desertificazione per effetto di fattori climatici, della crisi dell’agricoltura e conseguente abbandono delle terre, dell’erosione idrica ed eolica, dello sfruttamento non sostenibile delle risorse idriche soprattutto nelle fasce costiere per usi agricoli, industriali, urbani. Alla fine di aprile 2004 erano 191 i paesi e le organizzazioni sopranazionali (ad esempio l’Unione Europea) che avevano ratificato la Convenzione ONU per la lotta alla desertificazione (UNCCD).
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