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Romanticismo (musica)

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Introduzione

Romanticismo (musica) Influenza esercitata sulla musica dal movimento romantico a partire dagli ultimi decenni del Settecento fino all’inizio del XX secolo.

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Forme e temi di ispirazione

In ambito musicale, il romanticismo si pone come reazione al classicismo di autori come Franz Joseph Haydn o Wolfgang Amadeus Mozart. Esso corrisponde allo sviluppo dell’orchestra, a un ampio uso della musica a programma e alla valorizzazione virtuosistica di uno strumento solista. I generi romantici per eccellenza sono la sinfonia e l’opera, rivisitate e ampliate secondo le nuove tendenze dell’epoca.

L’evento storico più significativo dell’epoca, che permeò di sé ogni forma della vita sociale e culturale, ivi compresa l’espressione musicale, fu la Rivoluzione francese. La valorizzazione dell’individuo, che appariva in filigrana in ognuno dei temi presenti nella letteratura dell’epoca (figura dell’eroe, ruolo della natura, libertà ecc.), ebbe un peso significativo anche nella musica.

In Francia un effetto immediato si avvertì sull’opera. In luogo delle trame dell’opera barocca, in genere tratte dall’antichità classica, il materiale per i soggetti venne attinto dagli eventi di cui si componeva l’attualità. In accordo con il credo rivoluzionario, i cerimoniali parigini prendevano forma di vaste odi corali in musica, spesso all’aperto, in lode all’uomo e ai valori imperniati sul motto liberté, egalité et fraternité.

Il compositore che meglio tradusse il nuovo spirito dei tempi fu Ludwig van Beethoven, anche se la critica più recente tende piuttosto a considerarlo come l’ultimo grande esponente del classicismo musicale. La sua opera Fidelio (prima versione 1805) è in tal senso significativa; ma è soprattutto nella musica sinfonica di Beethoven che riecheggia l’anelito tipicamente romantico verso l’infinito e la fiducia nella capacità dell’individuo di superare ogni ostacolo. Le sinfonie beethoveniane portano a questa forma una dimensione che nel Settecento le era ignota: nei primi movimenti la forma sonata viene forzata fino ai limiti estremi, mentre l’introduzione del coro (nella Nona sinfonia) sembra quasi inaugurare un nuovo genere.

Oltre al mito dell’individuo, la musica dell’epoca assorbe anche un altro topos della letteratura romantica, quello del sublime spettacolo della natura. Numerose sono le opere romantiche in cui le forze della natura (tempeste, valanghe, incendi) giocano un ruolo di rilievo all’interno della trama, a dimostrazione di come l’essere umano sia in balia di forze irrazionali ed esterne a lui. Esemplare al proposito l’opera Il franco cacciatore (1821) di Carl Maria von Weber.

Il tema romantico della natura come specchio dell’animo umano trova la sua espressione più alta nella Sinfonia Pastorale di Beethoven (1808) e nei Lieder di Franz Schubert. Fu anche grazie all’intensità drammatica di Robert Schumann che trovarono espressione i maggiori temi romantici (amore, patria, la pena del distacco ecc.)

Eroismo romantico e virtuosismo dei singoli strumenti sembravano esemplarmente riassumersi in alcuni grandi musicisti dell’epoca. Tra questi emergono le figure di Niccolò Paganini, la cui abilità esecutiva costituiva un elemento di seduzione, acuito dal fascino quasi satanico del suo fisico allampanato; di Franz Liszt, che divenne il più grande virtuoso di pianoforte del suo tempo; e di Fryderyk Chopin, il quale esplorò la poesia della tecnica pianistica nei suoi studi, la poeticità delle danze nei valzer, nelle polonaise e nelle mazurke e l’atmosfera carica di pathos nelle ballate e nei preludi.

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Romanticismo e identità nazionale

Accanto al rafforzarsi delle identità individuali, il romanticismo vide il consolidarsi di quelle nazionali. Se pianisti compositori come Liszt e Chopin seppero trasformare danze ungheresi e polacche in numeri virtuosistici da concerto, fu l’opera a offrire la più completa espressione artistica dell’individualità di una nazione con l’uso di una specifica lingua e musica popolare, e con il ricorso a vicende storiche, miti e leggende nazionali.

Dall’Italia, il paese che aveva dato i natali al genere, le tecniche e gli esempi si diffusero in tutta Europa, dove furono accolti e poi rigettati a favore di metodi autoctoni. In Germania Il franco cacciatore fu salutato come la prima grande opera romantica tedesca, e il suo successo europeo non solo inaugurò una tendenza che avrebbe condotto sino a Wagner, ma incoraggiò anche l’operato di musicisti di altri paesi. L’opera russa raggiunse la sua piena maturità con le opere di Michail Glinka, che funsero da modello per i musicisti successivi. L’Ungheria trovò la sua voce operistica in Ferenc Erkel (Hunyadi László, 1844), la Polonia in Stanislaw Moniusko (Halka, 1848), mentre il primo grande compositore ceco fu Bedřich Smetana.

Il melodramma romantico assunse diverse forme nei due paesi che già possedevano una vigorosa tradizione operistica: l’Italia e la Francia. La disposizione di arie, duetti e cori nelle opere di Gioacchino Rossini divennero una vera e propria matrice per l’opera romantica italiana. Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti utilizzarono questa sorta di “codice rossiniano” per dar vita alle loro composizioni: Bellini con lunghe, languide melodie che influenzarono tra gli altri Chopin; Donizetti con opere la cui originale orchestrazione si poneva come una sorta di risposta al romanticismo dell’Europa settentrionale. L’arte nazionale italiana si identificò ben presto con la lotta per l’indipendenza, e il Risorgimento trovò il suo massimo emblema in Giuseppe Verdi. Il ricchissimo repertorio delle composizioni verdiane include due capolavori della tragedia e della commedia, Otello (1887) e Falstaff (1893).

La Francia della Restaurazione rispose all’opera rivoluzionaria, che aveva introdotto l’afflato romantico nell’arte, con il grand-opéra: un genere consono ai gusti del nuovo ceto borghese. I principali autori rappresentati all’Opéra di Parigi furono Daniel Auber (La muette de Portici, 1828), Jacques Halévy (La juive, 1835) e soprattutto Giacomo Meyerbeer (Les Huguenots, 1836). Le loro opere presentavano messinscene sontuose, trame profondamente sentimentali e scenari trasfigurati di una mitica (e perlopiù immaginaria) età della cavalleria medievale, di lotte per l’indipendenza, paesi esotici o passioni infelici ambientate sullo sfondo di lotte dinastiche.

Comune a tutte queste diverse tradizioni operistiche era la maggiore importanza assunta dall’orchestra. Il timbro strumentale divenne una parte più significativa dell’espressione musicale.

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L’influenza di Beethoven

La Nona sinfonia di Beethoven presentava innovazioni che i compositori della generazione successiva non potevano ignorare. Alcuni di loro cercarono di adattare gli stilemi romantici alla forma sinfonica: Felix Mendelssohn-Bartholdy introdusse le atmosfere di evasione ed esotismo evocate dai temi del viaggio nelle sinfonie Scozzese (n. 3, 1842) e Italiana (n. 4, 1833), mentre Robert Schumann descrisse nelle sue sinfonie il piacere del susseguirsi delle stagioni e il paesaggio renano.

Entrambi questi autori si limitarono, tuttavia, a modificare gli stilemi della forma sinfonica, senza scardinarne la struttura fondamentale. Altri, invece, sentirono l’esigenza di muoversi in una direzione completamente diversa. Per Hector Berlioz la risposta a questa esigenza fu la drammatizzazione della sinfonia, con l’utilizzo di idee esterne alla musica al fine di modellare una forma individuale (è tipico del romanticismo il considerare ogni realizzazione artistica una forma unica e irripetibile).

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