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Sanzioni economiche

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Introduzione

Sanzioni economiche Provvedimenti restrittivi in campo doganale o commerciale adottati da uno o più stati per indurre lo stato responsabile di un comportamento illecito in base al diritto internazionale pubblico (come un'aggressione militare, o la violazione dei diritti umani) a mutare comportamento; essi sono adottati anche come ritorsione per pratiche commerciali sleali. Si concretizzano nel boicottaggio delle importazioni o nell'embargo delle esportazioni verso lo stato accusato e nella sospensione dei finanziamenti o degli accordi bancari internazionali in suo favore.

L'effetto delle sanzioni è tanto più efficace quanto maggiore è il numero di stati che vi aderiscono e per questo l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) coordina spesso tale forma di difesa dell'ordine internazionale, garantendo maggiore obiettività all'azione dei singoli stati. In base al capitolo VII dello statuto dell'ONU, dal 1945 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha negli anni approvato vari tipi di sanzioni: militari, contro la Corea del Nord nel 1950; economiche, contro la Rhodesia nel 1966; o miste, contro l'Iraq nel 1990. Anche l'Unione Europea ha adottato sanzioni, ad esempio nel 1992 contro paesi formatisi a seguito della dissoluzione della Iugoslavia.

Quando l'embargo è destinato a colpire il traffico internazionale di armi, spesso accade tuttavia che venga favorita la nascita di industrie locali nel paese che si vuole colpire, come è successo in Sud Africa e in Israele.

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Le sanzioni come arma strategica

Generalmente di breve durata, le sanzioni economiche possono diventare un'arma politica anche nel lungo periodo: dal 1949 al 1994, il CoCom (Coordinating Committee for Multilateral Export Controls, Comitato di coordinamento per i controlli multilaterali sull'esportazione) cercò di impedire l'esportazione di tecnologie d'avanguardia nell'Unione Sovietica, diventando il braccio economico della NATO. Di fatto i conflitti commerciali odierni corrispondono agli assedi di città o villaggi nell'antichità, perché tendono a ottenere un fine politico per mezzo dell'impoverimento e dell'affaticamento della popolazione civile; un obiettivo simile si può riscontrare nell'embargo statunitense alle esportazioni di cereali verso l'URSS nel 1980.

Da un punto di vista strategico, non v'è dubbio che la guerra economica si inserisca pienamente in un quadro bellico tradizionale, come dimostra anche la seconda guerra mondiale, durante la quale gli Alleati bloccarono i porti del nemico, bandirono dalla contrattazione intere liste di agenti di commercio privati e offrirono incentivi agli stati neutrali che adottavano tali politiche.

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L'efficacia delle sanzioni

La sanzione economica è uno strumento destinato nel futuro a essere sempre più impiegato nelle controversie internazionali prima, e nei momenti di tensione poi, come strumento di pressione per evitare il confronto militare diretto e dichiarato. Alla base dell'idea della sanzione economica sta probabilmente un calcolo da parte di chi la impone: creare nella popolazione civile un forte malessere, tale da indurla a ribellarsi, può significare riuscire forse a evitare un conflitto diretto, risparmiando costi in vite umane e in distruzioni. La reale efficacia delle sanzioni economiche adottate contro un governo è tuttavia ancora materia di discussione.

La recente esperienza delle sanzioni economiche imposte internazionalmente su pressione degli Stati Uniti contro l'Iraq alla fine della guerra del Golfo dimostra infatti che esse colpiscono soprattutto la popolazione civile (in Iraq, oltre al cibo, sono ad esempio venuti a mancare anche i medicinali), mentre difficilmente incidono in modo significativo e diretto sul governo contro il quale vengono adottate.

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