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Fordismo Termine che indica comunemente la fase industriale che introduce, nel XX secolo, la produzione in serie, determinando una profonda riorganizzazione del sistema di fabbrica; deriva dall’industria automobilistica Ford, che a partire dal 1913, con l’introduzione della catena di montaggio, avviò una produzione standardizzata dei suoi prodotti, a cominciare dal primo rivolto a un consumo di massa, il popolare Model T.
A contraddistinguere la fase fordista non fu solo l’organizzazione del lavoro interna all’impresa, ma anche il modo in cui questa si rifletté all’esterno coinvolgendo l’intera società. Infatti, alla diminuzione del costo unitario dei prodotti (ottenuta attraverso un forte aumento della produttività), corrispose un aumento della retribuzione e del consumo (che per la prima volta si configurò come consumo di massa) e di conseguenza della domanda e di nuova produzione. Con il termine fordismo ci si riferisce dunque a un insieme di elementi riguardanti non soltanto l'organizzazione della produzione (e in particolare al ruolo che in questa ebbe la catena di montaggio), ma anche gli obiettivi sociali dell'attività produttiva. In poco tempo il modello fordista si estese a tutta l’industria manifatturiera statunitense e occidentale. Il taylorismo, fondato sui principi del 'management scientifico' sviluppati da Frederick Winslow Taylor, comportò una profonda razionalizzazione dell'attività produttiva, che fu basata sulla netta separazione tra comando (progettazione e organizzazione) ed esecuzione. L'approccio fordista fece incontrare la produzione in serie (o di massa, resa possibile dal progresso tecnologico) con il consumo di massa, in quanto considerò i lavoratori non soltanto come un fattore di produzione, ma anche come consumatori dei prodotti finali.
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