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Economia di mercato Sistema economico-sociale in cui tutte le attività produttive sono svolte da una molteplicità di imprese private in concorrenza tra loro e le transazioni economiche sono lasciate alle scelte dei singoli, i quali possono perseguire i propri fini leciti senza restrizioni e regolamentazioni di alcun genere. Generalmente, anche nelle interpretazioni più ampie dell’economia di mercato, alcuni ambiti come la difesa, la giustizia, la scuola, la sanità ecc., sono ritenuti, in tutto o in parte, prerogativa dello stato.
Non esiste tuttavia una precisa linea di demarcazione tra le attività che sono, o che dovrebbero essere, affidate alla gestione statale e quelle che sono, o che dovrebbero essere, lasciate al mercato. In molti paesi vi è la convinzione, ad esempio, che lo stato debba intervenire per integrare i servizi erogati dal settore privato quando si tratta di tutelare fondamentali diritti, tra i quali il diritto allo studio, all'assistenza sanitaria di base e alla libertà personale. In numerose economie considerate di libero mercato, lo stato esercita alcune attività di pubblica utilità, tra le quali il trasporto ferroviario e il servizio postale. Ma anche nelle realtà in cui questi servizi vengono prestati dal settore privato, la regolamentazione governativa è auspicabile per impedire il costituirsi di monopoli. Un altro aspetto importante dell'economia di mercato riguarda l'intervento dello stato volto a regolamentare le attività economiche fornite dal settore privato: vi è infatti la necessità di limitare la libertà individuale quando questa limita a sua volta la libertà altrui. Le attività economiche sono, dunque, solitamente regolate da leggi di vario genere, con le quali si cerca di garantire il diritto di proprietà e di impresa, ma nel contempo anche i diritti che potrebbero venirne lesi (ad esempio il diritto alla salute).
Secondo la filosofia politica liberale, la società ha un valore positivo quando esalta la responsabilità degli individui nel determinare il proprio destino e la libertà di scelta in campo economico è essenziale per preservare la libertà politica. Altrettanto diffusa è l'idea che i mercati libero-concorrenziali siano economicamente 'efficienti' perché incentivano gli individui a impiegare le proprie risorse (incluso il proprio lavoro e il proprio capitale) nella maniera più produttiva, stimolando gli imprenditori a produrre beni e servizi rispondenti alle richieste dei consumatori e a utilizzare le più efficienti tecniche di produzione. L'esperienza degli ultimi decenni, in particolare il crollo del blocco sovietico e la drammatica situazione della maggior parte dei paesi che lo componevano, ha ampiamente dimostrato gli effetti negativi provocati da un eccessivo intervento statale nell'economia. D’altra parte, i critici del liberismo (e soprattutto del neoliberismo, sua versione recente più radicale) osservano che la distribuzione del reddito in un'economia di mercato non risponde ad alcuni fondamentali requisiti di 'giustizia' (ad esempio, non garantisce a ogni individuo uguali opportunità di partenza) ed è incapace di soddisfare l'interesse di tutti e di affrontare i problemi sociali. Inoltre, consentendo l'accumulazione di ricchezze e privilegi economici e politici nelle mani di pochi, l'economia di mercato mina la sopravvivenza stessa della democrazia. Di qui l'esigenza di controbilanciare le scelte del liberismo economico con il perseguimento di alcuni obiettivi sociali fondamentali e con la salvaguardia della libertà politica.
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