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Effetti speciali

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Spielberg: E.T. l’extraterrestreSpielberg: E.T. l’extraterrestre
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Introduzione

Effetti speciali Nelle pellicole cinematografiche, qualsiasi parte di un film che non sia stata ottenuta dalla semplice ripresa cinematografica dal vivo.

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Effetti meccanici

Gli effetti speciali possono essere divisi con una certa precisione in varie categorie. I più semplici sono gli effetti meccanici; questi includono qualsiasi cosa che venga fisicamente creata sul set di una scena filmata con la procedura normale, ad esempio esplosioni, mura che crollano, gli effetti dei proiettili, l'uso di modellini in miniatura e così via. Essendo tutti effetti che venivano già usati a teatro, il cinema poté appropriarsene sin dagli inizi.

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Effetti ottici

La categoria successiva è quella degli effetti ottici, che includono qualsiasi tipo di distorsione del normale metodo cinematografico, sia attraverso manipolazioni all'interno della macchina da presa, sia attraverso speciali trattamenti della pellicola successivamente alla sua esposizione. Il più semplice di questi è la sovrimpressione, che significa avere nell'inquadratura due immagini distinte una sull'altra; se questo effetto viene ottenuto esponendo la pellicola due volte prima che essa venga sviluppata, si parla di 'doppia esposizione', se invece è ottenuto stampando due negativi in successione su un singolo positivo di pellicola, allora è chiamata 'doppia stampa'.

Altri basilari effetti ottici sono le dissolvenze (o fondù), le dissolvenze incrociate e le mascherine a ventaglio (diaframmi a iride). In un fondù di chiusura, l'immagine a poco a poco si dissolve nell'oscurità fino a che lo schermo non rimane completamente nero; in un fondù di apertura avviene il contrario. Le dissolvenze possono essere fatte in macchina durante le riprese, attraverso l'apertura o la chiusura del diaframma dell'obiettivo, oppure attraverso l'apertura o la chiusura della fessura dell'otturatore rotante posto davanti alla pellicola. Nelle dissolvenze incrociate, a un fondù di chiusura viene sovrapposto uno di apertura, ottenuto riavvolgendo la pellicola per la durata del primo fondù, e impressionandola nuovamente con la nuova inquadratura per la stessa lunghezza di tempo della prima esposizione; in questo modo, la seconda immagine sembra emergere dalla prima. Nei 'passaggi a tendina', una linea attraversa l'inquadratura rimuovendo l'immagine esistente e rivelando dietro di essa, nell'area che ha appena attraversato, una nuova immagine. Vedi anche Fotografia.

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Effetti del montaggio

La tecnica del far apparire o scomparire oggetti, oppure di sostituire un oggetto con un altro, risale agli albori del cinema e consiste nel fermare la macchina da presa e sostituire gli oggetti prima di ricominciare a girare, oppure nell'unire in maniera invisibile due diversi frammenti di pellicola; fu impiegata per la prima volta nel film The Execution of Mary, Queen of Scots (1895) della Edison Company, ma viene associata soprattutto all'uso che ne fece in seguito Georges Méliès.

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