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Tenore di vita Valutazione del grado di ricchezza e di sviluppo in cui vivono gli individui. In genere viene misurato attraverso indicatori puramente quantitativi, come il reddito o la proprietà di beni di consumo, mentre si trascurano altri fattori, come l’inquinamento atmosferico o il grado di soddisfazione personale, fattori difficilmente quantificabili ma altrettanto determinanti nella definizione della cosiddetta “qualità della vita”.
Il reddito nazionale medio è uno degli indicatori maggiormente utilizzati per determinare il tenore di vita e si ricava convenzionalmente dividendo il prodotto interno lordo (PIL) per la popolazione: si ottiene così il PIL pro capite. Il PIL pro capite rappresenta però un valore medio e non rileva, dunque, le differenze esistenti nella distribuzione del reddito e la presenza di sacche di povertà. Ad esempio, in alcuni paesi del Sud America la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi e la maggioranza della popolazione dispone di un reddito considerevolmente inferiore al PIL pro capite.
È possibile confrontare il tenore (detto anche standard) di vita medio di paesi diversi convertendo i rispettivi valori riferiti al PIL pro capite in una valuta unica (di solito il dollaro statunitense). Tale criterio di misurazione non tiene però conto del costo della vita dei singoli paesi. È preferibile, dunque, applicare la teoria della parità dei poteri d’acquisto (PPA), che consente di stabilire quanti beni e servizi possono essere comprati con una somma di denaro pari al PIL pro capite espresso in valuta locale. In alcuni casi la differenza tra questi due valori è sostanziale. In base a dati del 1996, ad esempio, il PIL pro capite del Giappone era circa il 34% più alto di quello degli Stati Uniti (34.629 dollari contro 25.860), mentre applicando la PPA il tenore di vita americano risultava essere del 18% circa superiore a quello del Giappone; nel caso dell’Italia, il PIL era poco più della metà di quello giapponese (19.268 contro 34.629 dollari) ma la PPA era inferiore soltanto di un 15% circa.
Un altro indicatore dello standard di vita è l’Indice di sviluppo umano (ISU). Pubblicato per la prima volta nel 1990 nel Programma di sviluppo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, questo indice, che viene espresso in una scala che va da 1 a 100, oltre al PIL pro capite tiene conto anche del grado di alfabetizzazione della popolazione adulta e della speranza di vita alla nascita. I paesi il cui punteggio supera l’indice 80 sono detti “ad alto sviluppo”, quelli fra 50 e 79 “a medio sviluppo”, quelli sotto 50 “a basso sviluppo”. Secondo la scala dell’ISU, in base ai dati relativi al 2000 Canada, Norvegia e Stati Uniti presentavano gli standard di vita più elevati; più distanziata, ma comunque nella parte alta della classifica, segue l’Italia. In fondo alla classifica sono Sierra Leone, Niger, Burkina Faso ed Etiopia. Esistono comunque molti altri indicatori che vengono impiegati per misurare il tenore di vita delle diverse popolazioni: ad esempio, il tasso di mortalità infantile, il numero pro capite di autoveicoli o di posti letto negli ospedali.
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