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Terapia ormonale sostitutiva Terapia ormonale delle donne in climaterio, tesa ad alleviare i sintomi associati con la menopausa. Questi comprendono vampate di calore, secchezza della vagina, osteoporosi, irritabilità, cambiamenti di umore e depressione, e sono causati dal fatto che, con la menopausa, le ovaie smettono di produrre estrogeni, determinando una riduzione del livello di tali ormoni nel sangue. La terapia ormonale sostitutiva è in grado di migliorare tali sintomi: le vampate di calore possono diminuire già entro 24 ore dall'inizio della terapia e scomparire entro poche settimane; la secchezza vaginale può essere alleviata con l'uso di pomate contenenti estrogeni, da applicare in loco; la depressione e l'irritabilità da menopausa sembrano in genere rispondere bene a questo tipo di trattamenti. La terapia ormonale sostitutiva produce, inoltre, benefici a lungo termine, che possono risultare persino più importanti del sollievo immediato dei sintomi della menopausa. È, infatti, dimostrato che la terapia ormonale sostitutiva riduce lo sviluppo dell'osteoporosi e diminuisce del 50% il rischio di ictus e di infarto cardiaco. Si ritiene, inoltre, che riduca addirittura del 46% il rischio del cancro al colon nelle donne in menopausa.
Gli ormoni usati nella terapia ormonale sostitutiva sono steroidi naturali, somministrati in compresse da assumere quotidianamente, oppure sotto forma di cerotti, applicati sulla pelle, che rilasciano continuamente gli ormoni nel sangue, o, infine, sotto forma di capsule di ormoni, che vanno inserite sotto la pelle e sostituite a intervalli di qualche mese. In associazione agli estrogeni viene in genere prescritto anche progesterone, allo scopo di proteggere la donna dal rischio di cancro dell'endometrio, a meno che non sia stata sottoposta a isterectomia (asportazione dell'utero), nel qual caso la combinazione non è necessaria. Normalmente gli estrogeni vengono somministrati in modo continuativo, mentre il progesterone viene assunto per circa 12 giorni a ciclo. Gli estrogeni stimolano la crescita dell'endometrio (il rivestimento interno dell'utero), che in assenza di progesterone rischia di venire iperstimolato. Poiché la terapia ormonale sostitutiva in circa il 90% delle donne blocca la scomparsa delle mestruazioni, alcune di esse rinunciano al trattamento a causa di questo svantaggio. Attualmente è allo studio una terapia ormonale sostitutiva combinata, in cui entrambi gli ormoni (estrogeni e progesterone) vengono somministrati continuamente, in modo da impedire, così, la mestruazione. Più della metà delle donne che inizia la terapia la interrompe dopo un anno, probabilmente a causa degli effetti collaterali (crampi alle gambe, tensione al seno e lieve nausea), che, tuttavia, scompaiono nel giro di qualche mese; alcune donne soffrono, inoltre, di irritazione cutanea se usano i cerotti. Si ritiene che la terapia ormonale sostitutiva debba essere continuata per circa cinque anni allo scopo di ottenere la massima protezione dall'osteoporosi e dalle malattie cardiovascolari. Alcune ricerche hanno, ad esempio, dimostrato che le fratture del femore dovute a osteoporosi possono essere ridotte del 60%. Sono sorti dubbi circa la possibilità che la terapia ormonale sostitutiva aumenti il rischio di cancro al seno, sebbene nessuno studio sia riuscito a dimostrare un collegamento causale diretto. Poiché le donne in menopausa che muoiono per patologie cardiovascolari sono in numero superiore a quelle che muoiono di cancro, forse sarebbe opportuno ridurre il rischio di ictus o di infarto miocardico piuttosto che preoccuparsi eccessivamente di un ipotetico aumento del rischio di cancro al seno. Anche le donne affette da ipertensione possono assumere la terapia ormonale sostitutiva che, diversamente dalla pillola contraccettiva, non causa aumento della pressione arteriosa, né un incremento del rischio di trombosi o di ischemia cerebrale.
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