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Talassemia

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3.2

β-thalassaemia minor

Nella β-thalassaemia minor una sola copia del gene per la catena β è difettosa e in genere chi ne è affetto non presenta sintomi, se non in gravidanza, quando si verifica anemia.

3.3

a-talassemia

L’a-talassemia è dovuta a difetti nel gene che codifica per la catena a e può causare principalmente due tipi di disturbi. Il più grave è l’idrope grave congenito o sindrome di Bart, che provoca generalmente la morte del feto in utero o subito dopo la nascita. L’altro disturbo è la malattia da emoglobina H; patologia in cui si forma un particolare tipo di emoglobina, costituita da quattro catene β normali, per compensare l’assenza delle catene a. I sintomi non sono gravi come nelle altre forme di talassemia; i pazienti di solito raggiungono l’età adulta, sebbene presentino comunque anemia e splenomegalia, cioè eccessivo sviluppo della milza.

4

Diagnosi

L’individuazione della talassemia può avvenire attraverso analisi del sangue e, in particolare, esame emocromocitometrico, finalizzato a valutare le caratteristiche dei globuli rossi, e valutazione di parametri legati al metabolismo del ferro (trasferrina, ferritina, sideremia). Ciò è necessario perché una condizione di anemia microcitica simile a quella causata dalla talassemia potrebbe essere determinata invece da una carenza di ferro. Inoltre, attraverso elettroforesi si verifica la struttura e il dosaggio dell’emoglobina, evidenziandone eventuali anomalie.

Nel corso di una gravidanza, i genitori possono sapere se il nascituro è affetto dalla patologia attraverso un esame dei villi coriali, da effettuarsi dall’ottava alla quattordicesima settimana di gravidanza, o una funicolocentesi, che è possibile eseguire dalla sedicesima-diciottesima settimana. Nel primo caso vengono analizzate cellule sanguigne fetali tratte dalla placenta e uguali a quelle del feto; nel secondo caso viene prelevato direttamente dal cordone ombelicale un campione di sangue del nascituro. Se il feto risulta portatore di talassemia, i genitori possono decidere eventualmente di interrompere la gravidanza, in base alla legge 194 (vedi Aborto).

5

Terapia

La forma più grave di talassemia, la major, viene attualmente affrontata con terapia trasfusionale, ripetuta regolarmente ogni tre-quattro settimane; contemporaneamente, i pazienti assumono per via sottocutanea un farmaco che rimuove dall’organismo l’eccesso di ferro assunto tramite la trasfusione. Il trattamento è permanente; una guarigione può essere raggiunta con trapianto di midollo osseo (TMO), procedura che attualmente viene eseguita con buoni risultati ma non è esente da controindicazioni e richiede la disponibilità di un donatore compatibile. Nuove prospettive si aprono con la tecnica del trapianto di midollo eseguito sul feto all’interno dell’utero, e con la terapia genica; inoltre, sono in fase di studio farmaci contro l’eccesso di ferro che possano essere somministrati per via orale e farmaci che possano migliorare la produzione di emoglobina.

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