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  • Partito Comunista di Kampuchea - Wikipedia

    Khmer Rossi ("Khmaey Krahom" in lingua khmer) è il nome di una organizzazione politica comunista rimasta al potere in Cambogia dal 17 aprile 1975 al 9 gennaio 1979.

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Khmer Rossi

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Pol PotPol Pot

Khmer Rossi Movimento rivoluzionario fondato in Cambogia nel 1963 dal politico comunista Pol Pot, inizialmente in opposizione al governo del principe regnante Norodom Sihanouk. I contendenti si allearono nel 1970, quando un colpo di stato portò al potere il governo filostatunitense del generale Lon Nol.

Deposto Lon Nol nel 1975, Pol Pot fu nominato primo ministro (1976), dando vita a un regime di terrore inteso a rifondare l’intera società cambogiana su base comunista e contadina: le popolazioni delle città furono deportate nelle campagne, furono abolite la moneta e la proprietà, vietata la libera circolazione delle persone, soppressa l’educazione scolastica, se non quella impartita nei “campi di rieducazione” dove quasi due milioni di persone (il 20% della popolazione) persero la vita.

Il crescere dei contrasti con il vicino Vietnam riunito sfociò nell’invasione della Cambogia nel 1978 da parte delle forze vietnamite, con i Khmer Rossi costretti a rifugiarsi nella regione di confine con la Thailandia. Il ritiro degli occupanti dieci anni dopo non riportò la pace, poiché Pol Pot, rifiutando di riconoscere i governi di ricostruzione nazionale allora formatisi, continuò con i suoi uomini a praticare una guerriglia finalizzata alla piena riconquista del potere.

Nemmeno gli sforzi delle forze di pace statunitensi inviate in Cambogia per tentare un inserimento dei khmer nel sistema politico cambogiano in occasione delle elezioni del 1993 ebbero successo, e i guerriglieri continuarono a combattere il governo legittimo, mantenendo sotto il proprio controllo il 10% del territorio nazionale, sebbene a partire dal 1994 fossero avviate trattative per una pacificazione che culminarono con l’amnistia concessa dal re nel settembre del 1996. Vari gruppi khmer già nel corso del 1997 accettarono di uscire dalla clandestinità per prendere parte attiva alla realtà politica del paese, rinnegando l’autorità di Pol Pot.

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