![]() |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Pagina 3 di 3
Struttura articolo
Introduzione; Cenni storici; Le tipologie più comuni dalla preistoria all’età moderna ; I giocattoli dal Medioevo al Settecento; Lo sviluppo dell’industria del giocattolo; Il ruolo sociale dei giocattoli; I giocattoli moderni
All’inizio dell’Ottocento la produzione di giocattoli rappresentava ormai un’importante attività imprenditoriale in molti paesi, per la quale esisteva un commercio fiorente. Da fabbriche di piccole e medie dimensioni uscivano oggetti raffinati, come case per bambole progettate da veri architetti, e articoli di valore più modesto, come i giochi venduti poi dagli ambulanti alle fiere. Accanto al legno cominciarono a essere usati su larga scala anche latta e vari tipi di metallo. La Germania rimase il principale centro di produzione, al quale si affiancarono sempre più Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. In Italia l’industria del giocattolo rimase quasi inesistente fino agli anni Venti del Novecento, quando si svilupparono piccole aziende a conduzione familiare quali Bell, Agostino Marchesini e Alemanni. Dopo la prima guerra mondiale cessarono la produzione francese e l’importazione tedesca: si imposero allora sul mercato italiano ditte nazionali quali la Ingap, la Cardini e la Ferrari Siro.
Nel XIX secolo furono inventati i primi giocattoli in grado di produrre interessanti effetti ottici. Nel 1816 apparve il caleidoscopio, costituito da un piccolo tubo internamente ricoperto per tutta la lunghezza di superfici specchianti, all’estremità del quale è collocato un disco rotante trasparente contenente pezzetti di vetro colorati. Guardando attraverso un foro praticato all’altro estremo del tubo si vedono comporsi graziose figure geometriche, che cambiano in continuazione con il movimento dei vetri colorati nel disco. Un altro giocattolo molto interessante, inventato nel 1834, era lo zootropio, che sfrutta l’effetto ottico per il quale il nostro occhio continua a “vedere” un’immagine per qualche istante anche dopo che l’oggetto che l’ha determinata è scomparso. È composto da un cilindro all’interno del quale viene incollata una sequenza di immagini, raffigurante, ad esempio, un cavallo che si avvicina sempre più a una staccionata e infine la supera con un salto. Il cilindro è forato a distanze regolari e, guardando attraverso le fessure mentre il giocattolo viene fatto ruotare, si ha l’illusione del movimento della figura del cavallo. I giocattoli basati sulle riflessioni multiple delle immagini gettarono le basi della moderna cinematografia.
I giocattoli in grado di muoversi autonomamente, siano essi bambole o macchine in miniatura, sono tra i preferiti dei bambini. Pare che già Leonardo da Vinci avesse costruito alcuni complicati giocattoli meccanici durante il suo soggiorno alla corte di Francesco I, all’inizio del Cinquecento. Alcuni esemplari di giocattoli meccanici rudimentali in ceramica sono stati riportati alla luce in Egitto, e si hanno notizie di complessi meccanismi in miniatura per bambini ideati in Grecia da Erone di Alessandria, il grande matematico vissuto intorno alla metà del I secolo a.C. Animaletti meccanici erano il divertimento di ragazzini privilegiati anche in Persia e nell’impero bizantino. Nel 1207 vide la luce in Europa il libro Ingegnosi congegni meccanici di al-Jazari, nel quale sono descritti giocattoli meccanici costruiti per i nobili dell’epoca. La progettazione dei giocattoli automatici richiese sempre maggiori competenze, ed è molto probabile che, a partire dal XVII secolo, dessero il loro contributo anche i maestri orologiai. Fu in quel secolo che i giocattoli meccanici fecero la loro comparsa in Giappone: uno dei più noti era il teatro Karakuri di Takeda Omi. In Francia divenne famoso Jaquet-Droz, inventore di bambole in grado di scrivere, disegnare e suonare l’arpicordo; in Inghilterra grandi invenzioni si ebbero in epoca vittoriana. La produzione su larga scala di giocattoli automatici si accrebbe sul finire del Settecento. Nei due secoli successivi le ditte americane Ives e Hull & Stafford, la francese Fernand Martin, l’inglese W.H. Britain, la tedesca Ernst Planck e le aziende italiane Ingap e Bell lanciarono numerosi modellini di ogni tipo: cavalli, carri, rematori in barca, navi, treni e giostre, oggetti oggi ricercatissimi dai collezionisti.
Ogni cultura ha una concezione diversa del gioco e dei giocattoli. Se, infatti, nelle società industrializzate i balocchi hanno nella maggior parte dei casi la funzione primaria di far divertire i bambini (l’apprendimento rimane spesso uno scopo secondario), presso le popolazioni non industrializzate i bambini giocano sovente con modellini che riproducono gli oggetti usati dagli adulti, in modo che imparino presto a maneggiarli e quindi a utilizzarli. Il gioco divenne oggetto di numerosi studi dopo la pubblicazione del romanzo Emilio di Jean-Jacques Rousseau (1762). Gli studiosi e pedagoghi Friedrich Fröbel nell’Ottocento e Maria Montessori all’inizio del Novecento furono tra i primi a mettere in luce la forte valenza conoscitiva del gioco: attraverso il gioco, infatti, il bambino impara e interagisce con il mondo esterno. Da allora la fabbricazione dei giocattoli è sottoposta a un attento esame da parte di esperti dell’infanzia. Il gioco è inoltre un elemento essenziale per lo sviluppo della vita sociale del bambino, per cui molti giocattoli usati negli asili e nelle scuole vengono progettati proprio per facilitare lo scambio e il confronto tra i piccoli. Infine, le tradizionali differenze tra giochi destinati ai maschietti e giochi per le bambine riflettono e trasmettono ai bambini impostazioni culturali molto radicate nella società in cui vivono.
I giocattoli moderni possono essere suddivisi in due categorie: quelli realizzati artigianalmente e quelli prodotti industrialmente su larga scala. Se nei paesi industrializzati i giocattoli fatti in casa (pupazzi di maglia o in feltro, macchinine o costruzioni di legno o altri materiali) costituiscono un’esigua minoranza rispetto ai prodotti di fabbrica, nelle zone povere del mondo sono ancora i più diffusi. Negli ultimi anni si è assistito tuttavia, nei paesi occidentali, a una rinascita d’interesse per la produzione artigianale, sia indigena sia esotica, nella quale si riconoscono spesso splendidi esempi di arte popolare. La speranza è che, accanto ai videogiochi, che già da qualche anno si stanno diffondendo rapidamente, non scompaiano le manifestazioni più genuine della fantasia e dell’abilità manuale di piccoli e adulti di tutto il mondo.
© 1993-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. |
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |