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Letteratura di viaggio

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Viaggio di Marco PoloViaggio di Marco Polo
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Introduzione

Letteratura di viaggio Genere letterario al quale appartengono opere che contengono descrizioni e osservazioni su luoghi visitati dall'autore. I testi possono essere molto diversi fra loro, ma si tende a definire come specificamente appartenenti al genere opere che abbiano come soggetto luoghi visitati realmente, e che ne descrivano l'ambiente fisico, sociale, storico e culturale. Alla semplice descrizione si affianca (e in certi casi la sostituisce) il racconto dell'esperienza soggettiva connessa al viaggio stesso, che può essere fonte di avventure ulteriori. Nel corso della sua storia la letteratura di viaggio oscillò dunque fra questi due caratteri, l'aderenza all'oggettiva rappresentazione dei luoghi visitati e la valorizzazione soggettiva di quell'esperienza; da un lato quindi il mondo (naturale, culturale, sociale ecc.) e dall'altro il protagonista dell'impresa raccontata, e dunque gli aspetti materiali del viaggio, ma anche le idee, le suggestioni, i ricordi suscitati dal viaggio stesso.

Non tutti i libri di viaggio fanno parte della letteratura di viaggio. Si parla di opera di viaggio solo quando l'estensione della trattazione del viaggio corrisponde a quella dell'opera nel suo complesso, benché esistano numerosissime opere autobiografiche, memorialistiche, carteggi ed epistolari che comprendono testimonianze di viaggio. Ad esempio, nelle Memorie (1872) di Giuseppe Garibaldi un intero capitolo si intitola Viaggio in Italia. Ancora, specchio delle inquietudini interiori dell'autore e preziose testimonianze di numerosi viaggi fra Avignone, Parigi, Liegi, Colonia, Praga e le più importanti città italiane sono conservate nelle epistole Familiarum rerum libri, o Familiares (1325-1361), e Seniles (1361-1374) di Francesco Petrarca. Le guide, testi per viaggiare, non sono evidentemente opere letterarie, né lo sono le relazioni amministrative, militari, diplomatiche, se non in casi del tutto particolari. Ad esempio, hanno forte valore espressivo sia il Ritratto delle cose di Francia (1510) di Niccolò Machiavelli, propriamente un dispaccio diplomatico, sia il Viaggio in Molise di Vincenzo Cuoco, una relazione amministrativa del 1810.

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Le origini

La testimonianza di viaggio è un genere antichissimo. Era già conosciuto nella letteratura dell'antico Egitto: Il racconto del naufrago, databile intorno al 2000 a.C., è l'archetipo della cosiddetta 'letteratura del naufragio', particolare sottogenere della letteratura di viaggio; ricco di avventure è Il rapporto di Unamon, composto tra il 945 e il 715 a.C. Fu probabilmente il fascino derivante dalle descrizioni di genti e paesi stranieri uno dei motivi del grande successo che ottennero fin dal loro apparire le Storie di Erodoto (V secolo a.C.), nelle quali compaiono descrizioni dei viaggi fatti dall'autore in Asia Minore e nelle isole del mar Egeo.

In epoca medievale, il testo sicuramente di maggiore importanza fu il cosiddetto Milione del mercante veneziano Marco Polo; venne redatto alla fine del XIII secolo in francese antico da Rustichello da Pisa sotto dettatura di Marco, mentre entrambi si trovavano prigionieri in un carcere della Repubblica marinara di Genova, a quel tempo acerrima rivale di Pisa e Venezia per il controllo mercantile del Mediterraneo. Narra la vicenda autentica del viaggio di Marco, che si recò in Asia con il padre Niccolò e lo zio Matteo, e dei suoi ottimi rapporti con il Gran Khan del Catai (l'attuale Cina) che lo inviò in qualità di messo ufficiale in zone remote dell'impero. Presto tradotto in italiano e in molte altre lingue, Il Milione venne stampato la prima volta nel 1559 nella fondamentale raccolta di opere di viaggiatori, Delle navigationi et viaggi, curata da Giovanni Battista Ramusio. Il testo ha un andamento insieme avventuroso e informativo e dà testimonianza di regioni all'epoca pressoché sconosciute: questa è una delle spiegazioni dell'enorme successo che ottenne. Un successo e una diffusione quasi analoga ebbero i Viaggi ovvero trattato delle cose più meravigliose e più notabili che si trovano al mondo scritto intorno al 1360 da John Mandeville, viaggiatore inglese del Trecento (anche se probabilmente si tratta di un nome fittizio) che in anglonormanno, dialetto francese parlato all'epoca presso la corte d'Inghilterra, narra di paesi esotici e dei loro fantastici abitanti: famose, ad esempio, le descrizioni degli iperborei, popolazione dell'estremo nord dell'Europa, o dei serii, popolazione cinese dedita a pettinare gli alberi della seta (quest'ultima trae spunto da una notizia già attestata nelle Georgiche di Virgilio). A differenza del Milione, il libro di Mandeville non è affatto frutto di un viaggio effettivo, ma è piuttosto una summa delle credenze accreditate dalla tradizione.

Un altro tipo di testimonianza, interessante anche perché inaugurò una tradizione di viaggi 'coatti', cioè subiti contro la propria volontà, è il racconto di Andres Laguna Avventure di uno schiavo dei turchi, il cui autore venne catturato al largo dell'isola di Ponza il 4 agosto del 1552. Si ebbero esempi di simili rievocazioni di tragiche esperienze anche in Italia, fino all'inizio dell'Ottocento; ne è esempio il caso di Felice Caronni, autore del Ragguaglio di un viaggio compendioso di un dilettante antiquario sorpreso dai corsari e condotto in Barberia e rimpatriato (1805).

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I viaggi di esplorazione e di conquista

Strettamente legati invece ad avvenimenti storici sono le testimonianze e i documenti relativi alle esplorazioni e alle conquiste che si moltiplicarono a partire dalla fine del XV secolo. Fra le opere capitali è il Diario di bordo di Cristoforo Colombo, le cui annotazioni tecniche strettamente connesse alla navigazione fanno parte di un preciso disegno compositivo, dai toni a volte romanzeschi e di buona qualità espressiva. Un altro importante diario di bordo, notevole testimonianza del primo viaggio intorno al mondo, è quello del vicentino Antonio Pigafetta, uno dei pochi sopravvissuti alla spedizione di Ferdinando Magellano. L'interesse per terre sconosciute e differenti sistemi sociali risulta anche dai rapporti (Cartas de relación, 1519-1526) inviati a Carlo V dallo spagnolo Hernán Cortés, che documentano le sue imprese alla conquista dei territori aztechi, nell'America meridionale.

Anche l'espansionismo coloniale delle grandi potenze europee sviluppatosi nel XIX secolo lasciò tracce significative in letteratura: ne sono esempio le esplorazioni africane dell'inglese David Livingstone (Missionary Travels and Researches in South Africa, 1857), di Richard Francis Burton (First Footsteps in Africa, 1856, e The Region of Central Africa, 1860), di Henry Morton Stanley (Through The Dark Continent, 1878, e In Darkest Africa, 1890). Tutte queste opere sono contraddistinte dall'osservazione attenta e minuziosa degli elementi geografici e naturalistici, oltre che dalla presenza di numerose informazioni di natura storica ed etnografica, alternate a passi di carattere avventuroso e guerresco. Anche le modeste imprese coloniali italiane di fine Ottocento hanno un corrispettivo testimoniale: bastino i nomi di esploratori e militari inviati soprattutto in Africa, come Romolo Gessi, Carlo Piaggia e Augusto Franzoj.

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Il Grand Tour

Già diffuso fin dal Cinquecento, ma divenuto fenomeno di vera e propria moda nel Settecento, il Grand Tour, ovvero il viaggio che, attraverso l'Europa centrale, conduceva in Italia, costituiva il coronamento della formazione e degli studi dei figli delle famiglie nobili e agiate, e rappresentava per costoro un'importante esperienza di avviamento all'età adulta. Fra i più autorevoli viaggiatori del Cinquecento va senz'altro ricordato Michel de Montaigne, che nel 1580-81 si spinse fino a Roma, affidando l'esperienza al suo Viaggio in Italia (pubblicato postumo nel 1774).

Il grande interesse che maturò verso l'inizio del XVIII secolo per le antichità greco-romane fece sì che gli itinerari dei giovani viaggiatori europei non ponessero più Roma come estremità meridionale del loro tour, ma si spingessero verso i grandi siti archeologici dell'Italia del Sud. La scoperta di Paestum e di Ercolano fu un fatto determinante e negli anni seguenti anche la Sicilia divenne meta privilegiata di viaggiatori appassionati di antiquaria. Alla fine del secolo la Magna Grecia cominciò a configurarsi come una propaggine della Grecia vera e propria e, dunque, la geografia dei viaggiatori assunse un altro assetto nel bacino del Mediterraneo, con la conseguente modificazione degli itinerari più frequentati.

Fra i testi più celebri dell'epoca spiccano il Viaggio in Italia di Montesquieu, che visitò la penisola tra l'agosto del 1728 e il luglio dell'anno seguente; il Viaggio in Italia. Lettere familiari, compiuto fra 1739 e 1740 dall'erudito francese Charles de Brosses; Roma, Napoli e Firenze. Viaggio in Italia da Milano a Reggio Calabria, effettuato nel 1817 da un viaggiatore d'eccezione, innamorato della penisola: Stendhal; e, ancora, il Viaggio in Italia (1828) di Johann Wolfgang Goethe, testo che impose un nuovo modo di vedere, e di mitizzare, questi luoghi. Ma gli scrittori stranieri che percorsero la penisola furono anche molti altri, da Charles Dickens (le Impressioni d'Italia furono scritte durante il viaggio compiuto tra l'estate del 1844 e quella del 1845) a Guy de Maupassant, che navigava a bordo del suo veliero. Fra gli altri testi molto importanti per l'influenza che ebbero a livello europeo, Le fantasticherie del passeggiatore solitario di Jean-Jacques Rousseau (scritte a partire dal 1776) furono il modello di numerosi viaggiatori a piedi assorti in pensieri più o meno interessanti.

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