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Striscia di Gaza

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Storia

Per la storia fino al 1947, vedi Palestina.

Destinata a far parte di uno stato arabo-palestinese secondo il piano di spartizione della Palestina proposto nel 1947 dalle Nazioni Unite, Gaza venne occupata dall’Egitto durante la prima delle guerre arabo-israeliane e conobbe un rapido incremento della popolazione dovuto al massiccio arrivo di esuli palestinesi in fuga dai territori del neocostituito stato di Israele. Occupata dalle truppe di Tel Aviv nel 1956 durante la crisi di Suez, fu restituita all’Egitto e riconquistata da Israele nel 1967, in occasione della guerra dei Sei giorni. Negli anni successivi, l’insediamento di diverse colonie israeliane peggiorò le già molto precarie condizioni della popolazione palestinese, la cui grande maggioranza viveva concentrata in otto grandi campi profughi posti sotto il controllo e l’assistenza dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i profughi della Palestina in Medio Oriente (UNRWA).

Gaza divenne sempre più dipendente da Israele e nel contempo un forte centro del nazionalismo palestinese. Tuttavia, mentre in Cisgiordania si affermò un nazionalismo laico, influenzato soprattutto da movimenti panarabisti e di sinistra tra cui Al-Fatah, nella Striscia di Gaza prese piede fino a prevalere sulle altre forze un movimento che traeva la sua aspirazione dalla religione islamica. Fu infatti a Gaza che nel 1987, allo scoppio della prima intifada, fu creata dallo sceicco Ahmed Yassin l’organizzazione integralista Hamas.

Nel maggio del 1994, in seguito agli accordi firmati l’anno precedente a Oslo tra Israele e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), il controllo della Striscia di Gaza passò all’Autorità nazionale palestinese, fatta eccezione per le colonie israeliane che costituivano circa il 30% del territorio. Isolata dal resto della Cisgiordania e afflitta da una grave sovrappopolazione, Gaza diventò una riserva di manodopera a basso costo per Israele. Gli accordi consentirono tuttavia la realizzazione di un aeroporto, di un porto, di alcune arterie di collegamento con la Cisgiordania, posti sotto il controllo degli israeliani. Questo processo di normalizzazione si interruppe bruscamente alla fine del 2000 con lo scoppio della seconda intifada, in cui Gaza ebbe un ruolo rilevantissimo.

Gaza venne nuovamente isolata dal resto della Palestina, mentre la gran parte delle sue infrastrutture, tra cui l’aeroporto, vennero distrutte dall’esercito israeliano in risposta ai missili lanciati contro le colonie ebraiche e agli attentati suicidi compiuti nelle città israeliane da militanti legati alle formazioni più radicali della galassia nazionalista palestinese. Nel tentativo di fermare il contrabbando di armi, attuato attraverso cunicoli scavati a ridosso della frontiera con l’Egitto, l’esercito israeliano compì numerose incursioni nella Striscia, causando vaste distruzioni e anche molte vittime tra i civili.

Nell’agosto del 2004 il Parlamento israeliano approvò un piano di evacuazione delle colonie ebraiche della Striscia di Gaza, parte di un più generale progetto di definizione unilaterale delle frontiere israeliane perseguito dal governo guidato da Ariel Sharon. Nell’agosto del 2005 le colonie vennero sgomberate e, dopo 38 anni di occupazione, l’esercito israeliano si ritirò dalla Striscia di Gaza, istituendo una fascia di protezione profonda alcuni chilometri ai suoi confini nordorientali.

Dopo i violenti contrasti che hanno opposto nel 2007 Al-Fatah ad Hamas, la Striscia di Gaza è rimasta sotto il controllo di quest’ultima, separata dal resto dei territori palestinesi.

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