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HIV

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Virus HIVVirus HIV
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Introduzione

HIV Acronimo della denominazione inglese del virus dell'immunodeficienza umana (Human Immunodeficiency Virus). L'HIV appartiene al genere dei Lentivirus, facente parte della famiglia dei Retroviridae. Le sue principali caratteristiche sono, come esprimono i nomi del genere e della famiglia di appartenenza, il comportamento da virus lento, cioè di virus che infetta l'organismo ospite ma determina sintomi particolari solo dopo un certo periodo di tempo, e la presenza di un filamento di acido ribonucleico, RNA, come materiale genetico, caratteristica tipica di tutti i retrovirus.

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Virus HIV-1 e HIV-2

Attualmente, si conoscono due ceppi di HIV: il virus HIV-1 e il virus HIV-2. Il primo ha una diffusione su scala mondiale, mentre il secondo sembra localizzato nelle regioni centro-occidentali dell'Africa. L'HIV attacca in particolare i linfociti T-helper presenti nel sangue dell'organismo ospite, e in tal modo ne impoverisce le difese immunitarie. Nell'uomo causa una patologia nota come sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS), che può manifestarsi anche a distanza di più di dieci anni dall'infezione. La scoperta dell'HIV come agente responsabile dell'AIDS, compiuta nel 1983 all'Istituto Pasteur di Parigi, è merito di Luc Montagnier. Altri gruppi di ricerca giunti allo stesso risultato poco tempo dopo sono quello di Robert Gallo, del National Cancer Institute di Bethesda, Maryland, e quello di Jay Levy, dell'Università della California a San Francisco.

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Struttura del virus

Il virus HIV presenta un capside, ossia una capsula di natura proteica in cui è racchiuso l'RNA virale; all'esterno del capside, si trova un rivestimento lipoproteico che si forma dalla membrana cellulare dell'ospite. Sulla superficie dell'HIV sporgono molecole formate da proteine cui sono legate catene di zuccheri, dette glicoproteine di membrana gp41, e glicoproteine gp120, le quali consentono al virus di riconoscere come cellule bersaglio i linfociti T, di legarsi alla membrana di questi e di penetrarvi. All'interno del capside, insieme all'RNA, si trova l'enzima trascrittasi inversa, tipico di tutti i retrovirus, che consente la trascrizione di acido desossiribonucleico, DNA, a partire dall'RNA, cioè la sintesi di molecole di DNA sullo stampo di molecole di RNA.

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Infezione da HIV dei linfociti

La specificità del riconoscimento dei linfociti da parte del virus è determinata dalla presenza sulla superficie dei primi di un particolare tipo di proteina, la molecola CD4, prodotta dal sistema immunitario. La gp120 virale riconosce specificamente la molecola CD4 dell'ospite e si lega a essa, permettendo, così, la fusione del virus con la membrana cellulare dell'ospite e l'introduzione del materiale genetico virale nella cellula umana. Avvenuta l'infezione, si verifica la trascrizione inversa, processo mediante il quale, a livello del citoplasma cellulare, avviene la trascrizione dell'RNA del virus in una doppia elica di DNA; questa viene, poi, trasportata nel nucleo della cellula ospite e integrata nel DNA cromosomico umano. Sfruttando le strutture e i processi metabolici della cellula ospite, il DNA virale viene poi trascritto per formare nuove molecole di RNA virale e molecole di RNA messaggero (mRNA) virale. Questo presiede, a livello dei ribosomi della cellula ospite, alla sintesi di proteine virali. Queste vengono assemblate in modo da formare nuovi capsidi. Le particelle di HIV neoformate vengono liberate per gemmazione dalla superficie cellulare: si forma cioè una protuberanza sulla superficie cellulare, che infine si rompe, liberando le particelle virali, ognuna delle quali resta avvolta in una porzione di membrana.

La progressiva distruzione dei linfociti T determina l'indebolimento del sistema immunitario dell'organismo. A causa di ciò, l'individuo può venire colpito dalle infezioni e dal cancro, tipici del quadro sintomatologico dell'AIDS.

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