Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Pagina 3 di 3
Struttura articolo
Dopo il rientro della popolazione albanese e il dispiegamento delle truppe della NATO, l’UÇK e le altre formazioni armate del nazionalismo radicale albanese scatenarono a loro volta una tempestiva pulizia etnica, cacciando dal Kosovo 200.000 serbi. Gli stessi esponenti della componente moderata del nazionalismo albanese furono messi a tacere, e a volte uccisi, quando tentarono di contrapporsi alle formazioni estremiste albanesi. In Kosovo andarono peraltro rafforzandosi organizzazioni criminali strettamente legate al nazionalismo radicale e attive nel traffico internazionale delle armi, della droga e della prostituzione. Nelle elezioni amministrative dell’ottobre del 2000 la Lega democratica di Ibrahim Rugova ottenne la maggioranza dei voti (circa il 58%), mentre il Partito democratico del Kosovo di Hashim Thaci, la formazione politica nata dall’UÇK, raccolse il consenso di meno di un terzo dell’elettorato (circa il 27%). Nonostante i continui appelli della comunità internazionale e dell’amministrazione provvisoria dell’ONU (l’UNMIK, United Nations Mission in Kosovo), non si arrestò la violenza contro le poche migliaia di serbi rimasti nella provincia e contro le componenti albanesi più moderate. La violenza degli estremisti albanesi si abbatté anche sui simboli della presenza storica serba nella provincia; furono infatti saccheggiate e distrutte più di cento chiese ortodosse, tra cui alcune di inestimabile valore culturale e artistico.
Nelle prime elezioni per l’Assemblea (novembre 2001), la Lega democratica di Rugova e il Partito democratico di Hashim Thaci si confermarono al primo e al secondo posto. Alle elezioni parteciparono 26 diverse formazioni; la “Coalizione ritorno”, in rappresentanza della componente serba più moderata, ottenne circa l’11% dei voti; la componente serba più nazionalista boicottò invece la prova elettorale. Nel marzo 2002 Rugova fu eletto alla presidenza della provincia. Svoltesi in un clima di violenza, le elezioni generali dell’ottobre 2004 non mutarono il quadro politico della provincia. In seguito a una difficile trattativa, la formazione del nuovo governo venne affidata a Ramush Haradinaj dell’Alleanza per il futuro del Kosovo. Tra i principali capi militari dell’UÇK, Haradinaj fu tuttavia costretto alle dimissioni pochi mesi dopo il suo insediamento poiché accusato di una strage di civili serbi dal Tribunale penale internazionale dell’Aia. La scomparsa, avvenuta nel gennaio 2006, del presidente Ibrahim Rugova, determinò un rafforzamento della strategia promossa dai settori più radicali dell’indipendentismo albanese. A marzo, Agim Çeku, già capo militare dell’UÇK, assunse la guida del governo kosovaro. A giugno iniziarono a Vienna, sotto l’egida delle Nazioni Unite, i negoziati per lo status della provincia. In ottobre, un referendum boicottato dai kosovari albanesi approvò in Serbia una nuova Costituzione, che dichiarava il Kosovo parte inalienabile del paese. Nel febbraio 2007, la proposta presentata dall’incaricato delle Nazioni Unite Martti Ahtisaari, che prevedeva l’indipendenza del Kosovo, venne rigettata dalla Serbia. La proposta di Belgrado, che prevedeva invece la concessione di un’amplissima autonomia alla provincia albanese, venne a sua volta rigettata dalla leadership nazionalista kosovara. Le trattative si conclusero definitivamente a novembre con un nulla di fatto.
Nelle elezioni legislative di novembre 2007, la Lega democratica è battuta dal Partito democratico di Hashim Thaci, che viene confermato alla guida del governo kosovaro. Il 17 marzo 2008 il Parlamento di Priština proclama l’indipendenza del Kosovo, che viene respinta dalla Serbia ma riconosciuta da diversi paesi, tra cui Stati Uniti, Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna.
© 1993-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. |
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |