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Introduzione; Cenni storici; Tecnica della risonanza magnetica; Applicazioni della risonanza magnetica
Risonanza magnetica o MRI Tecnica diagnostica di tipo radiologico che fornisce immagini di sezioni del corpo umano, sfruttando le proprietà dei nuclei atomici immersi in campi magnetici.
La risonanza magnetica, come la conosciamo oggi, si può considerare il frutto degli apporti scientifici di numerosi studiosi. Nasce infatti dall’applicazione dei principi della risonanza magnetica nucleare (NMR, Nuclear Magnetic Resonance) impiegata nell’analisi fisica e chimica, e da un continuo sforzo di perfezionamento che ha permesso di creare uno strumento di medicina diagnostica, sofisticato, affidabile e non invasivo per il paziente. Alla fine degli anni Quaranta del XX secolo gli statunitensi Henry Torrey ed Erwin Louis Hahn sperimentarono una risonanza magnetica nucleare in cui venivano applicati impulsi di onde radio molto intense, invece che un’onda singola in modo continuo. Hahn scoprì anche un fenomeno legato al comportamento dei nuclei atomici chiamato “eco di spin”; circa vent’anni dopo, la risonanza magnetica nucleare a impulsi e il concetto di eco di spin erano destinati ad assumere un ruolo cruciale nello sviluppo successivo della risonanza magnetica per immagini. Tuttavia, fino ad allora nessuno aveva ancora ipotizzato l’applicazione della NMR in ambito medico e a fini diagnostici. Negli ultimi anni Cinquanta il fisico statunitense Russell H. Varian propose un nuovo metodo chiamato “risonanza magnetica secondo la serie di Fourier” che, alla fine degli anni Sessanta, il chimico-fisico svizzero Richard Ernst perfezionò nella risonanza magnetica nucleare ad alta risoluzione; attraverso questa metodica era possibile, ad esempio, identificare un atomo molto raro all’interno di un campione di grandi dimensioni.
La contemporanea evoluzione dell’informatica facilitava enormemente i complessi calcoli necessari alla generazione di immagini, ma tre passi furono particolarmente decisivi in tal senso. Nel 1971 l’ingegnere britannico Godfrey N. Hounsfield sviluppò la tecnica della tomografia computerizzata, i cui principi fondamentali sono alla base di tutti i più attuali sistemi diagnostici di rilevazioni di immagini. Il secondo passo fu la teorizzazione della risonanza magnetica nucleare come metodo di diagnosi clinica, proposta già nel 1959 da J.R. Singer, e il terzo la messa a punto di un metodo pratico per ottenere le immagini. Nel 1969 il fisico statunitense Raymond Damadian si dedicò alla rilevazione dei primi segni di cancro in un essere umano mediante la risonanza magnetica nucleare: ma riuscì solo a provare che l’indagine, applicata su cellule tumorali estirpate da un topo, dava risultati diversi da quelli su cellule di un tessuto sano.
Il chimico statunitense Paul C. Lauterbur, che negli anni Settanta era a capo della compagnia NMR Specialties di Pittsburgh, concluse che la tecnica di Damadian non dava informazioni sufficienti per la diagnosi dei tumori; la sua idea innovativa fu quella di creare, nel 1971, un “gradiente di campo magnetico”, sottoponendo al campo magnetico statico del tessuto biologico un secondo campo magnetico, più debole, capace di variare in modo controllato; in tal modo, poteva identificare l’esatta localizzazione di un determinato segnale di risonanza magnetica all’interno di un campione in esame. La pubblicazione dei dati di Lauterbur, nel 1972, fu accompagnata finalmente da un’immagine del campione usato negli esperimenti: due tubi di vetro immersi in una fiala d’acqua. Il biofisico britannico Peter Mansfield sviluppò nel 1976 un tipo di risonanza magnetica nucleare detta ecoplanare, capace di esplorare l’intero encefalo in millesimi di secondo. A lui si deve anche la prima immagine di una parte del corpo umano in vivo, ottenuta nel 1976: un dito, di cui si potevano osservare scheletro, muscolatura e sistema nervoso. Nel 1977 fu la volta di un torace umano.
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